La corsa delle commodity al capolinea?

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Aumentano i segnali forniti dalle materie prime che indicano un possibile pit stop per commodity e equity

Quando si parla di commodity, il primo pensiero corre alle materie prime energetiche e ai metalli preziosi, protagonisti della scena mondiale per i continui record segnati, in particolare, dal petrolio e dall’oro. Ma l’universo delle commodity è molto vasto e tocca settori merceologici talvolta sconosciuti ai più. Per riuscire ad ottenere un buon grado di diversificazione dei propri portafogli è tuttavia necessario sapersi guardare attorno per riuscire a sfruttare tutte le occasioni che questo mercato è in grado di offrire. Se, ad esempio, si osserva l’andamento da inizio anno delle principali asset class si scopre che è proprio quella delle commodity a presentare il saldo migliore. Un’utile indicazione operativa si ottiene, inoltre, sfruttando la correlazione storica che intercorre tra l’equity e il mercato delle materie prime: osservando il grafico comparativo dal 2000 ad oggi, che mette a confronto l’indice americano S&P 500 e l’indice di commodity CRB, si può notare come i due andamenti siano sostanzialmente simili sul lungo periodo ma anche come in alcuni momenti di mercato l’equity sia stato in grado di fornire un segnale anticipatore della tendenza futura. In particolare il grafico suggerisce di monitorare attentamente l’eventuale taglio al ribasso della linea arancione ( che rappresenta l’indice S&P 500 ) in quanto possibile segnale correttivo per l’indice di commodity.

Entrando ora nel dettaglio delle performance delle singole commodity da inizio 2011, è l’argento il top performer con una variazione positiva del 39,78% in valuta locale e del 30,82% in euro. L’apprezzamento dell’argento, unitamente all’intonazione positiva dei principali mercati azionari di riferimento, ovvero l’S&P 500, conferma la bontà di un altro indicatore poco conosciuto, il gold/silver ratio. Prendendo spunto dalle valide considerazioni presentate sul blog intermarket&more, raggiungibile dal forum di finanza online, tale rapporto, conosciuto anche con il termine di Mint Ratio è dato dal valore dell’oro diviso quello dell’argento. Osservando graficamente, sul lungo periodo, i movimenti del gold/silver ratio e dell’indice azionario statunitense si nota chiaramente come le due linee siano decorrelate, ovvero come ad un andamento rialzista del primo corrisponda una correzione del secondo e viceversa. Tale decorrelazione potrebbe essere molto utile, in ottica di segnale anticipatore, se si tiene conto che in questo momento il gold/silver ratio è sui propri minimi storici.

Tornando alle performance delle singole materie prime, maglia nera per lo zucchero che precede in fondo alla classifica il gas naturale, presente purtroppo molto di frequente nella parti basse della graduatoria. Analizzando graficamente l’andamento dello zucchero si può ottenere un’indicazione operativa che potrebbe tornare utile a quanti stanno pensando di sfruttare la violenta correzione da inizio anno per impostare posizioni lunghe. Tracciando un Fibonacci dai minimi a 14 dollari fino ai massimi toccati dal contratto generico lo scorso febbraio a 35,31 dollari, si nota come gli attuali valori coincidano perfettamente con il 50% di ritracciamento dell’intero movimento.

COMMODITY E ROLLOVER

L’investimento in commodity, essendo rappresentate prevalentemente da contratti future, presuppone la piena padronanza dei concetti di rollover, contango o backwardation. Questo vale quando si utilizzano i derivati a termine ma anche, e soprattutto, quando si sceglie di investire sulle materie prime tramite certificati e ETC. L’investimento in certificati, a differenza dell’investimento diretto nel sottostante mediante contratti derivati, solleva l’investitore dal versamento di margini e non costringe lo stesso a preoccuparsi di dover effettuare il rollover per la gestione della posizione.

Ma è proprio sul rollover che è doveroso soffermarsi, in quanto elemento di più difficile comprensione ma soprattutto fattore determinante per il funzionamento dei benchmark certificate su future. Al momento dell’emissione ciascun certificato parte con una parità, o partecipazione, pari a 1 o 100%. Ne deriva che a ogni dollaro di movimento del sottostante corrisponde un dollaro di variazione del certificato, da convertire poi in euro. A ciascuna data di rollover e quindi in relazione ad ogni sostituzione del sottostante, la parità subisce una variazione dovuta alla differenza di prezzo tra i due contratti oggetto del rollover. In assenza di tale adeguamento il prezzo del certificato subirebbe infatti uno sbalzo. Il livello corrente della parità si ottiene poi moltiplicando la parità iniziale per il rollover ratio determinato alla data di rollover ratio immediatamente precedente la pertinente data di rollover. Il rollover ratio è un coefficiente, calcolato in relazione a ogni sostituzione del sottostante, che esprime il rapporto tra il livello del sottostante da sostituire e il livello del nuovo sottostante, tenendo conto delle relative transaction charge, ovvero il costo di transazione che viene applicato in misura percentuale (tra lo 0,15% e lo 0,20%) sui contratti oggetto del rollover.

Esaurita la parentesi didattica, concentriamoci ora su un caso pratico, ovvero il natural gas: da anni croce e delizia degli investitori.

Nel grafico sono stati messi a confronto i rendimenti dall’11 giugno 2010 ad oggi dei due certificati quotati al Sedex con sottostante il future sul natural gas, ovvero un Reflex di Banca IMI (Isin IT0004157449) e il Benchmark Certificate (Isin NL0009481886) di RBS, con l’andamento del future con scadenza generica sullo stesso sottostante. Si può notare come a fronte di una perdita del 12,11% del sottostante i due certificati abbiano perso circa il 43% e il motivo di una discrepanza così rilevante è da ricercare nella componente cambio ma soprattutto nell’elevato contango presente tra le varie scadenze dei contratti sul natural gas. L’errore più comune che si compie, è infatti quello di non considerare che mese dopo mese il natural gas varia il proprio prezzo e tendenzialmente aumenta costantemente per l’incidenza del contango. Ciò provoca una visione distorta dell’andamento della commodity, vista in rialzo ma in realtà di sovente ferma o addirittura in calo.

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