BLUE CHIPS DA RECOVERY

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Dal sottostante ai Bonus Cap targati Societe Generale su 4 blue chips di Piazza Affari per una strategia recovery

I mercati azionari nel corso dell’ultimo trimestre hanno inanellato una serie consecutiva di corposi rialzi e il pericolo che da un momento all’altro tornino le prese di beneficio e si inneschi un’inversione sono come sempre dietro l’angolo.

Ampliando l’orizzonte di analisi, se possono gioire coloro che hanno saputo cavalcare questo mercato bullish di breve altrettanto non si può dire per quanti posseggono titoli da più di un biennio. Guardando indietro nel tempo, infatti, molte azioni che compongono il paniere principale di Piazza Affari segnano significative performance negative dai massimi di periodo.  In tale contesto, quindi, con un timing quasi perfetto si colloca l’ultima emissione di Bonus Cap targati Société Générale, strutturati nella forma di tipo “recovery”, ovvero emessi “sotto 100”, che rappresentano una valida alternativa per l’investitore che, avendo seguito fino ad oggi l’apprezzamento dei relativi sottostanti, voglia spostarsi su un prodotto dalle caratteristiche maggiormente protettive, senza rinunciare al contempo ad eventuali ulteriori upside, seppur di dimensione ridotta.

Guardando ai sottostanti oggetto di questo filone di emissione, è facile riscontrare come ancora non tutti gli investitori possano tirare un sospiro di sollievo guardando ai livelli di due anni fa. Andando per ordine, se dai minimi di luglio 2012 il titolo Intesa Sanpaolo ha sostanzialmente raddoppiato il proprio valore, il gap dai massimi di gennaio dello stesso anno ammonta ancora al 40%. Leggermente meglio va ai possessori del titolo Generali che ugualmente ha più che raddoppiato il proprio valore dai minimi di giugno 2012, ma che conserva ancora un saldo negativo dell’11% dai massimi del 2010. Infine per i due titoli energetici italiani, ovvero Enel ed Eni, a fronte di una performance positiva dai minimi di periodo di oltre il 50%, il gap dai massimi rispettivamente registrati a maggio 2011 e febbraio 2013, ammonta ancora al 35% e al 10%.

Operativamente, la consolidata struttura di tipo Bonus Cap consente all’investitore di puntare ad un bonus di rendimento aggiuntivo vincolato al rispetto di un livello barriera durante tutta la vita del certificato. Per valutare le reattività della struttura ai movimenti del sottostante e delle variabili di mercato ad esso correlate, ricordiamo brevemente la struttura opzionale implicita, formata da:

  • Una posizione lunga su una call con strike pari a zero, per la replica lineare del sottostante
  • Una posizione lunga su una put di tipo Down&Out con strike pari al livello bonus e barriera pari al livello knock-out;
  • Una posizione corta su una call con strike pari al livello bonus, per vincolare il rimborso massimo nel caso specifico a 100 euro

La presenza dell’opzione esotica di tipo barrier, anche in virtù della scadenza poi non così ravvicinata dei certificati in oggetto, rende queste proposte particolarmente sensibili ai mutamenti della volatilità implicita dei relativi sottostanti. In modo particolare, dal momento che si viene da un contesto di mercato molto positivo, contraddistinto da una sensibile contrazione della volatilità, particolari movimenti correttivi dei corsi del sottostante potrebbero in tal caso ripercuotersi in maniera più che proporzionale sui prezzi del certificato, proprio per via del duplice effetto derivante da un lato dall’ avvicinamento al livello invalidante e dall’altro dalla correlazione negativa tra volatilità e prezzi dell’opzione esotica contenuta nel certificato.

Scendendo nel dettaglio di questa emissione, sono chiare le caratteristiche protettive che la contraddistinguono e che fanno di questo filone un valido strumento di switch direttamente dal sottostante. Nonostante la scadenza di medio termine, le barriere sufficientemente profonde garantiscono ampia flessibilità all’investimento anche qualora il contesto di mercato dovesse rapidamente mutare. Eccezione va fatta per i titoli Enel ed Eni, dove l’impatto dell’alto dividend yield che li contraddistingue gioca un ruolo cruciale sulla distanza “netta” tra i livelli correnti e le rispettive barriere.

Guardando la tabella presente in pagina, si nota come a rendimenti potenziali più elevati siano associati  rischi altrettanto marcati, sintetizzati dal CED|Probability, ovvero l’indicatore comunemente utilizzato nel CJ per valutare la probabilità di successo di ogni singolo prodotto. Per quanto già detto in precedenza in relazione ai dividendi, il certificato scritto su Eni ( Isin LU0975313825 ), garantisce potenzialmente il rendimento più elevato (10,99%, ovvero il 5,63% su base annua), a fronte tuttavia di una probabilità di successo più bassa (56,95%). Di contro, il certificato che si contraddistingue per un buffer più alto rispetto al livello invalidante, ovvero il Bonus Cap su Intesa Sanpaolo ( Isin LU0974124645 ) è lo strumento che garantisce potenzialmente il rendimento minore (il 2,35%, ovvero l’1,83% su base annua).

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