COME INVESTIRE SUL RAND SUDAFRICANO

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Dove suggerisce di puntare il Big Mac Index, l’indice della parità del potere di acquisto

Mentre in Italia cresce la tensione per le imminenti elezioni politiche e nel resto d’Europa ci si interroga su quali potranno essere le conseguenze di un’eventuale ingovernabilità del Paese, il comparto obbligazionario dei Titoli di Stato sembra reggere bene l’urto causato dalle ultime vicende e dai recenti dati macroeconomici piuttosto deludenti. L’ultimo in ordine cronologico ad aver sparso pessimismo sulla ripresa è stato proprio il Presidente della BCE, Mario Draghi, dichiarando impercettibili finora i segnali di risveglio dell’economia reale. In questo contesto di tassi storicamente molto bassi, per gli investitori rappresenta però un costo rimanere alla finestra in attesa di indicazioni utili al processo di asset allocation, motivo per cui può essere utile guardarsi intorno per scoprire se esistono dei temi potenzialmente validi da cavalcare. In tale ottica, l’investimento in valuta scoperta permette di avere accesso a ritorni più che proporzionali, sebbene ciò comporti un rischio superiore.

La diversificazione valutaria, può rappresentare peraltro un valido tema di investimento anche in ottica di protezione qualora si ripresenti uno scenario di rinnovata tensione sul fronte valutario. E’ bene ricordare che ad oggi il timing potrebbe non essere dei migliori, in quanto l’euro, a parità di altri fattori, dovrebbe essere destinato a conservare la sua forza relativa ancora a lungo, stretto nella morsa dei programmi di svalutazione competitiva adottati dalle principali Banche Centrali estere.

Quando si parla di investimenti in valuta, generalmente si pensa alle divise emergenti, in grado di prospettare ritorni maggiori a fronte di una volatilità storicamente molto più elevata e di conseguenza a fronte di rischi più elevati. Più in linea generale, occorre ricordare che quando si sceglie di puntare sulle emissioni in valuta scoperta, il rischio di tasso di cambio rappresenta la variabile più determinante per il successo dell’investimento. E’ infatti in virtù della volatilità dei tassi di cambio, come possiamo vedere da uno dei grafici presenti in pagina, in particolare contro le valute high yield, che l’investimento presenta un tasso di rischio notevole in quanto un forte apprezzamento dell’euro contro la valuta sulla quale implicitamente si investe, potrebbe compromettere in casi estremi la protezione del capitale nominale a scadenza. Vediamo a questo punto, scandagliando l’offerta di bond in valuta estera firmata RBS Plc, quale merita di essere valutato  con maggiore attenzione tra le nove obbligazioni che coprono l’intero panorama di valute “core” ed emergenti. Per far questo abbiamo scelto di fare riferimento alla logica della PPP (Purchasing Power Parity) e in particolare al Big Mac Index, ovvero l’indice creato dal noto quotidiano The Economist che permette il confronto a livello mondiale dei prezzi del celebre panino. Più in particolare, tale approccio si basa sul presupposto che, in assenza di condizioni di arbitraggio, beni identici venduti in Paesi diversi, dovrebbero necessariamente avere il medesimo prezzo una volta effettuata la conversione nella  stessa valuta.

Settando la metodologia di calcolo nell’ottica eurocentrica, risulta evidente una palese sopravvalutazione delle valute nordiche ed una sottovalutazione massiccia per le valute dei paesi emergenti.

Sebbene ciò non possa rappresentare in nessun caso un’indicazione operativa dal momento che tali scostamenti rispetto alla parità potrebbero protrarsi nel tempo, come di fatto accade per le valute emergenti, conoscere l’attuale valutazione delle diverse divise espressa dalla Purchasing Power Parity può contribuire al processo di selezione delle numerose emissioni in valuta scoperta che il mercato obbligazionario propone. Pertanto, viste tali premesse, tra tutte l’obbligazione maggiormente promettente risultala RBS Randsudafricano 8,5% ( Isin XS0609261820), con la divisa africana che presenta oggi una sottovalutazione di circa il 60% contro l’euro.

Appartenente al filone di emissione denominato “alto rendimento in valuta”, l’obbligazione presenta la classica struttura a tasso fisso con un facciale dell’8,5%, caratterizzata da una frequenza cedolare trimestrale e da una scadenza prevista per il 21 aprile 2015. Il flusso cedolare e il capitale a scadenza è parametrato al livello rilevato in tali date sul tasso di cambio Eur/Zar attualmente a quota 11,8563, poco lontano dai massimi di periodo raggiunti a quota 12,27 lo scorso 30 gennaio.

Stando all’attuale quotazione in lettera pari a 105,84 rand, il rendimento a parità di tasso di cambio è pari al 5,64% lordo su base annua. Al fine di valutare l’impatto dei movimenti del tasso di cambio sottostante sullo yield to maturity del bond, abbiamo ipotizzato due differenti scenari. Nello scenario positivo, ovvero nel caso in cui lo Zar dovesse ulteriormente apprezzarsi progressivamente del 10%, da oggi fino alla naturale scadenza dell’obbligazione targata RBS Plc, il ritorno annuo del bond salirebbe addirittura all’11% lordo su base annua. Diversamente qualora il trend di deprezzamento della valuta emergente dovesse proseguire, con un ulteriore apprezzamento del tasso di cambio Eur/Zar del 10%, il ritorno dell’obbligazione scenderebbe all’1,17% lordo annuo.

Pertanto come dimostrato, l’alto facciale che solitamente caratterizza le emissioni in valuta scoperta su monete emergenti, consente molto spesso la protezione dell’investimento anche per discreti movimenti avversi del tasso di cambio sottostante.

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