UNICREDIT VS INTESA SANPAOLO

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Hanno una correlazione molto elevata e si muovono quasi allo stesso modo. Eppure Unicredit da settembre è molto attardata. Come sfruttare l’eventuale riallineamento.

Mai come nell’ultimo anno l’andamento dell’indice FTSE Mib è stato condizionato dai titoli del settore finanziario, presenti nel paniere con ben 12 società sulle 40 totali. La sola Unicredit ha sottratto al valore del FTSE Mib circa 1800 punti sui 6300 persi e se si sommano quelli di Intesa Sanpaolo, la percentuale di punti di cui si sono rese responsabili le due banche più importanti del Paese raggiunge il 40%. Estendendo l’osservazione all’ultimo triennio, la correlazione tra i due titoli e il FTSE Mib è mediamente dello 0,87, molto più dello 0,73 di Generali, dello 0,605 di Eni o dello 0,60 di Telecom Italia. Numeri che testimoniano quanto sia rilevante il cammino di Unicredit e Intesa Sanpaolo per l’intero paniere. Ma tra di loro, i due titoli bancari, quanto sono correlati? Facendo riferimento ancora all’ultimo triennio, si scopre che la correlazione è molto elevata, pari allo 0,871, il che vuol dire che ai movimenti dell’uno rispondono generalmente delle analoghe variazioni dell’altro. Secondo tali dati ci si deve attendere quindi che l’andamento grafico delle due azioni sia quasi sovrapponibile. In realtà, il grafico triennale conferma quanto sopra, con un passivo molto pesante per entrambe rispetto ai valori di chiusura del 4 maggio 2009. Tuttavia, l’andamento di Unicredit ha registrato delle oscillazioni molto più marcate, per effetto di una maggiore volatilità, con massimi e minimi più profondi rispetto a quelli segnati da Intesa Sanpaolo. Il risultato è ben visibile sul grafico, con il titolo di Piazza Cordusio che fino al mese di settembre 2011 è stato costantemente più performante. Successivamente, anche per effetto dell’aumento di capitale che ha finito per penalizzare in maniera estremamente pesante l’azione, la linea bianca (Unicredit) si è attestata al di sotto di quella verde ( Intesa Sanpaolo), creando di fatto uno spread che proprio nell’ultimo mese ha raggiunto i suoi valori massimi.

 

Restringendo il campo di osservazione agli ultimi due anni, è ancora più visibile la sovrapposizione delle due linee fino al settembre scorso e la successiva divaricazione. Ed è proprio su questo allargamento dello spread che si potrebbe impostare una strategia di medio-lungo termine volta a generare un profitto indipendentemente dall’andamento futuro dei due titoli. Approfittando della revoca del divieto di short selling sui titoli bancari da parte della Consob, è pertanto possibile attuare un’operatività in acquisto su Unicredit e di vendita contestuale su Intesa Sanpaolo, per un controvalore equivalente su entrambe le posizioni. Trattandosi di una tecnica di trading che implica un elevato grado di rischio, soprattutto se messa in atto sfruttando la leva finanziaria caratteristica dei cfd o dei leverage certificates, è tuttavia necessario che l’investitore si predisponga a tale operatività valutando prima dell’apertura i margini di profitto e di perdita possibili in un determinato range, nonché l’incidenza dei costi commissionali relativi alle quattro operazioni da concludere e di quelli di mantenimento delle due operazioni per un periodo prolungato.

Scegliendo di utilizzare i certificati, in particolare quelli con leva, per una minore esposizione in termini di capitale, RBS mette a disposizione sul Sedex di Borsa Italiana, segmento leverage, 8 Mini Long con sottostante il titolo Unicredit con current strike e stop loss level adeguati a differenti profili di rischio. Trattandosi di un’operatività che potrebbe richiedere diverso tempo per la realizzazione è consigliabile affidarsi, ad esempio, al Mini Long che ha attualmente current strike 2,01 euro e livello di stop loss a 2,12 euro ( codice Isin GB00B78TRK62), ben consci tuttavia che in caso di ulteriore accelerazione al ribasso del titolo potrebbe essere necessario trasferire la posizione su strike che nel frattempo verranno emessi, con tutta probabilità, dalla stessa emittente. Sul fronte opposto, è ancora RBS a garantire la quotazione di 7 Mini Short con sottostante Intesa Sanpaolo, con current strike compresi tra 1,4 euro, per l’emissione più aggressiva e con maggior leva, e 1,94 euro. Anche in questo caso è preferibile considerare il certificato con minor leva e livello di stop loss più distante, nello specifico posto a 1,84 euro per il Mini Short identificato da codice Isin GB00B7CYN874, al fine di evitare che una sola accelerazione porti alla sospensione dell’emissione. Come detto in precedenza, una volta stabilito il capitale complessivo che si intende destinare alla strategia, sarà sufficiente suddividerlo in parti uguali e successivamente calcolare il numero di azioni corrispondenti per ciascuna delle due operazioni. Volendo, ad esempio, investire 10000 euro, sarà necessario acquistare 1760 azioni Unicredit al prezzo di 2,84 euro, ovvero 1760 certificati Mini Long al prezzo di 0,835 euro, e vendere 4484 azioni Intesa Sanpaolo al prezzo di 1,115 euro, ovvero 4484 certificati Mini Short al prezzo di 0,83 euro.

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