UN VUOTO DA COLMARE

  • Print
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • PDF

La corsa del Brent ha spiazzato anche il Crude Oil WTI, incapace di tenere il passo. Come puntare al restringimento dello spread con due certificati.

 

Con il primo appuntamento di due settimane fa, il Certificate Journal ha iniziato ad occuparsi della tecnica dello spread trading, inizialmente concepita per sfruttare i disallineamenti sul mercato dei contratti futures su commodity, ma da diverso tempo utilizzata anche per cavalcare momentanee o prolungate divergenze di prezzo tra due attività finanziarie correlate tra loro, che possano appartenere a diversi settori industriali o a differenti aree geografiche. Tra gli spread più attraenti dell’ultimo periodo, quello tra il Brent e il Crude Oil WTI è degno di essere posto sotto osservazione per una possibile strategia di medio-lungo periodo. Entrambi sono in crescita da inizio anno e ancora più importante è il loro rialzo dai livelli dello scorso ottobre. Ma mentre il primo, ossia il petrolio dei mari del nord, ha raggiunto proprio nelle ultime sedute un massimo di 126 dollari, superando il suo precedente picco di 121 dollari segnato ad aprile 2011, l’altro si è fermato a ridosso dei 107 dollari, ossia circa 6 dollari in meno rispetto al massimo di maggio 2011. Osservando un grafico che mostra
l’andamento dei due contratti a partire da ottobre 2010, si nota come i due prezzi fossero allineati a novembre di quell’anno, ovvero 86,83 dollari per il Brent e 86,46 per il WTI. Nel rettangolo rappresentato nel grafico si nota il momento in cui il Brent ha iniziato a correre di più, distanziando il Crude Oil WTI fino ad un massimo di oltre 20 dollari al termine di una corsa durata quasi un anno. Successivamente, come mostrato dalla linea dello spread che occupa la parte inferiore del grafico, il differenziale tra i due contratti si è ridotto fino ad 8 dollari, per poi riprendere quota sul finire del 2011. Attualmente, in virtù dei 124,14 dollari a cui viene scambiato il Brent e dei 106,85 dollari a cui quota il WTI, lo spread ammonta a 16,70 dollari. Spostando l’orizzonte grafico agli ultimi cinque anni si ottiene la misura dell’eccesso di

performance del Brent sul WTI. La linea rossa dello spread mostra come la differenza tra i due sia stata per lungo tempo inferiore ai 5 dollari e quale anomalia sia prezzata attualmente dai due contratti. Che ci si trovi di fronte ad una situazione destinata a rientrare nel tempo lo si intuisce anche facendo riferimento alle due curve che rappresentano le aspettative del mercato circa l’evoluzione futura dei prezzi dei due contratti sul petrolio. Entrambe le curve mostrano una situazione di backwardation, ossia di aspettative dei prezzi futuri inferiori a quelli attuali, ma mentre per il Brent è attesa già dalle prossime scadenze una discesa costante, per il greggio WTI le scadenze fino a marzo 2013 sono viste in contango, a valori superiori a quelli correnti.

Da un punto di vista operativo, il restringimento dello spread può essere sfruttato aprendo una posizione ribassista sul Brent e contestualmente una rialzista sul Crude Oil WTI. Indipendentemente dalla direzione che prenderanno in futuro i due contratti, sarà sufficiente che il secondo faccia meglio del primo per permettere alla strategia di generare un profitto. Volendo utilizzare allo scopo i certificati, RBS mette a disposizione sul segmento investment di classe A del Sedex un Benchmark a replica lineare del Crude Oil WTI future, identificato da codice Isin NL0009481878, mentre sul segmento leverage quota un Mini Short sul Brent identificato da codice Isin GB00B70H8M78. Per entrambi occorre considerare il rischio di cambio nella formazione del prezzo e inoltre è necessario prestare attenzione al fatto che mentre il Benchmark sul Crude Oil WTI ha la scadenza fissata nel 2020, il leverage short sul Brent, pur avendo la scadenza prevista nel 2021, potrebbe incorrere anzitempo nello stop loss con conseguente estinzione anticipata. In particolare, a fronte di un current strike posto a 147,7137 dollari, lo stop loss scatterà al momento al raggiungimento dei 141,85 dollari. Si consiglia pertanto di non trascurare i rischi derivanti da un’operazione di spread trading che veda i due contratti apprezzarsi ulteriormente, nonché i costi di mantenimento delle due posizioni.

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)

Lascia un commento