STRATEGIE PER IL RECUPERO

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Easy Express sotto la barriera. Perché vale la pena considerarli

I pesanti ribassi dei mercati azionari, hanno indistintamente colpito tutti i risparmiatori. L’esigenza di molti, arrivati a questo punto, è di mettere in atto una strategia volta alla ricostruzione del capitale iniziale senza dover sperare in un forte recupero dei corsi del sottostante. In tale ottica, anche in virtù dei prezzi raggiunti da molti titoli, abbiamo nelle scorse settimane mostrato come i certificati dotati di livelli di protezione o barriera, appartenenti alla categoria dei certificati a capitale protetto condizionato, siano i più interessanti in questa fase di mercato, in quanto capaci di conservare intatte fino alla scadenza tutte le opzioni accessorie in essi contenute.

Dopo aver già analizzato nei numeri precedenti le migliori proposte dotate di tale profilo di rimborso, questa settimana ci occuperemo di quei certificati che, trovandosi al di sotto dei rispettivi livelli barriera osservati esclusivamente alla data di valutazione finale e presentando un premio esiguo rispetto alla loro quotazione a benchmark, sono perfettamente in grado di fare da propulsori del recupero delle perdite subite da certificati che hanno già rotto la barriera, non solo virtualmente, o direttamente dalle azioni. Data l’importanza del tema, abbiamo scelto di dedicare all’argomento sia il Punto Tecnico che l’Approfondimento di questa settimana. Naturalmente, in questa sede, vi presentiamo un focus volto a comprendere maggiormente le dinamiche evolutive dei prezzi.

In prima battuta, sono stati messi sotto osservazione 39 dei 79 certificati Easy Express attualmente al Sedex targati Macquarie, che presentano un buffer negativo dal livello barriera. Di questi, tenuto conto del relativo multiplo, è stato analizzato il teorico rimborso lineare in base agli attuali corsi del sottostante, il quale è stato successivamente messo a confronto con la quotazione del certificato sul mercato regolamentato di Borsa Italiana. In particolare si è osservato come 9 certificati presentino una quotazione a sconto rispetto al rimborso lineare, consentendo pertanto di esporsi linearmente ai profitti e alle perdite del sottostante in caso di mancato recupero della barriera entro la scadenza e di accelerare notevolmente la performance in caso di aggancio. La rinuncia a cui l’investitore deve far fronte è quella dei dividendi che, nel caso specifico, contribuiscono a tenere maggiormente distante il gap sul livello barriera. Nella stessa tabella, infatti, è stato rilevato il dividendo implicito per l’orizzonte temporale di riferimento dell’investimento di ogni singolo sottostante e, in virtù di tale valore, è stato stimato il rimborso lineare e il differenziale rispetto ai corsi attuali del certificato.

Tutti i certificati, in base a tale analisi, quotano a premio sul teorico rimborso a scadenza, ma in alcuni casi tenuto conto del lieve premio delle quotazioni e del buffer sul livello invalidante, alcune proposte si fanno estremamente interessanti.

Prima di scendere nel dettaglio è utile constatare come nei certificati che presentino forti ritardi sul livello barriera, per lo più appartenenti al settore bancario, si riscontri un premio maggiore rispetto al teorico rimborso lineare a scadenza. Il motivo è da ricercare nel valore che l’opzione barriera assume in quei sottostanti caratterizzati da una forte volatilità implicita e contraddistinti da livelli iniziali in situazione di deep out of the money.

Guardando alla TOP10 dei certificati oggetto di analisi, sono tre le proposte che si caratterizzano per la migliore quotazione rispetto al teorico rimborso, tenuto conto della distanza dal livello invalidante. Si tratta nello specifico degli Easy Express sul titolo Eni  ( Isin DE000MQ1NWE2 ) e Fiat ( Isin DE000MQ1NWF9 ) con scadenza prevista per il primo luglio 2013, e di quello su Enel ( Isin DE000MQ2CF96 ) con scadenza 2 luglio 2012.

Tutti e tre i certificati, in base ai dividendi stimati, presentano un premio  esiguo rispetto all’investimento diretto nel sottostante. Ciò significa che le altre due componenti opzionali che sono contenute all’interno del portafoglio implicito, risultano nel complesso essere sostanzialmente gratuite.

Tralasciando il cap ai rendimenti massimi, ciò che più ci interessa in questo tipo di analisi, è il valore dell’opzione barriera. Infatti, si analizzerà come sarà proprio questa la componente in grado di apprezzarsi repentinamente in caso di risalita del sottostante e conseguente discesa della volatilità, creando l’overperformance rispetto all’investimento a benchmark.

Con particolare riferimento al certificato scritto sul titolo Fiat, eseguendo il pricing sulla componente derivativa esotica, si evince che ai livelli correnti la barrier option incide per il 2,54% sul fair value complessivo della struttura. Più nel dettaglio, oggi l’opzione barriera viene valutata 1,09 euro sui 42,85 euro di fair value. Eseguendo degli scenari di prezzo che proiettino il titolo Fiat dai correnti 4,032 euro fino ai 5,5 euro, si nota come il prezzo della barrier option a parità di volatilità, cresca in maniera più che proporzionale fino ad assumere progressivamente un peso maggiore sul costo totale della struttura.

E’ proprio la velocità con cui si apprezza nel tempo l’opzione esotica a consentire al certificato in caso di risalita del titolo, di segnare performance positive maggiori a quelle che si avrebbero rimanendo fermi sul sottostante o su un certificato con barriera già violata, ad esso agganciato. Ecco spiegato, pertanto, il motivo per il quale un certificato che attualmente sembra non avere più nulla da offrire, possa improvvisamente trasformarsi in una miniera d’oro.

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