BARRIERA A 8000 PUNTI

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Per difendersi dalla speculazione Macquarie lancia il Bonus su FTSE Mib con barriera a 8000 punti

Agosto è alle spalle e con esso se ne sono andati in fumo più di 3000 punti di FTSE Mib e svariati miliardi di capitalizzazione. Un’estate bollente ma con temperature sotto zero per l’indice di Piazza Affari, che dagli oltre 18000 punti del 31 luglio ha subito un pesante sell off, sfiorando i 14000 punti dopo i primi dieci giorni di agosto, prima di attestarsi in area 15000 punti grazie alle ricoperture scattate anche a causa dei provvedimenti, in materia di short selling, emanati dalla Consob in data 12 e 26 agosto.  A lanciare un’ancora di salvataggio agli investitori preoccupati per il destino dei certificati con barriere posizionate nella fascia compresa tra i recenti minimi e i 12332 punti, che rappresentano il livello più basso toccato nel marzo 2009, ci prova Macquarie lanciando sul mercato, direttamente in quotazione al Sedex a partire dal 30 agosto, una nuova serie di certificati a capitale protetto condizionato legati al bistrattato indice italiano con barriere che arrivano addirittura a 8000 punti.

La nuova emissione fa parte del filone dei Bonus Cap Recovery, ossia dei Bonus emessi con un prezzo inferiore ai 100 euro, che facilitano le operazioni di switch di posizioni in essere su analoghi strumenti attualmente in perdita. Facendo riferimento al Bonus Cap identificato dal codice Isin DE000MQ49KT2, che presenta tra tutti quelli emessi da Macquarie quello con la barriera più lontana, lo strike è stato fissato il 19 agosto scorso poco lontano dai minimi del FTSE Mib a 14935,63 punti. Il prezzo di emissione è stato invece stabilito in 62,70 euro, mentre la durata dell’investimento è pari a quattro anni con la scadenza fissata per il 31 agosto 2015. Il funzionamento dello strumento è quello classico dei certificati Bonus con barriera continua, e permetterà di ottenere alla scadenza il rimborso di 100 euro a patto che nell’intero periodo di vita dello strumento non sia stata violata la barriera. Qualora questa sia stata infranta, al contrario, il certificato perderà la sua opzione caratteristica trasformandosi in un semplice strumento a replica lineare del sottostante, fermo restando il limite di rimborso massimo a 100 euro; a seguito di tale evento, il suo prezzo sarà in ogni momento ricavabile moltiplicando il livello del FTSE Mib, decurtato dei dividendi stimati fino alla scadenza, per il multiplo che nel caso specifico è pari a 0,004197742.

Alle prime battute in quotazione, il certificato è stato esposto a un prezzo in lettera di 69,58 euro con il FTSE Mib a quota 15233,13 punti. Pertanto, alla luce delle caratteristiche sopra descritte, al termine dei prossimi quattro anni sarà possibile ottenere un rendimento del 43,71% a fronte di un buffer, ossia la distanza tra il livello del sottostante e la barriera, pari al 47,48%. Tale margine, indubbiamente molto ampio, tende però a ridursi se si considerano i lauti dividendi che l’indice italiano distribuirà nel periodo. Secondo i dividendi impliciti nelle opzioni corrispondenti, nei prossimi 4 anni il FTSE Mib perderà infatti circa 2700 punti per effetto della distribuzione degli utili delle società che lo compongono e questo influirà negativamente sul buffer facendolo scendere a 36 punti percentuali. In termini di analisi del pricing, tenendo presente un frazionale premio sul fair value, è da sottolineare a conclusione che il rendimento potenziale che il certificato è in grado di prospettare è di poco inferiore all’11% annuo, a fronte di un livello barriera posizionato a livelli che l’indice italiano non vede da oltre 20 anni.

 

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