Mind the Gap

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Nuovi Bonus Cap targati UniCredit: alla ricerca dell’alpha, ma attenti alla barriera

Dopo aver sfiorato l’en plein con la serie di Bonus Cap giunti a scadenza lo scorso 11 maggio, UniCredit alza la posta aggiornando nuovamente l’offerta con ben 14 proposte su altrettanti sottostanti. Sebbene le condizioni di mercato non consentano di puntare ai rendimenti prospettati delle emissioni di qualche anno fa, la struttura con bonus e cap su livelli non coincidenti, segno distintivo delle proposte di UniCredit Bank, permette di sfruttare eventuali forti uptrend dei relativi sottostanti. Come ogni certificato con barriera invalidante, tuttavia, è doveroso far riferimento al posizionamento della barriera, per cui: mind the gap!

Tale frase, resa popolare dalla metropolitana di Londra, ben si addice a questa tipologia di certificati che si contraddistinguono per la possibilità di generare extrarendimento, rispetto ad un investimento diretto nel sottostante, a patto che il livello invalidante non venga mai raggiunto durante la vita dello strumento. Diviene quindi fondamentale, per chi si avvicina a questo specifico payoff, valutare i rendimenti potenziali prospettati in rapporto alla relativa esposizione al rischio. Questo è sostanzialmente ciò che andremo ad analizzare nelle pagine del Punto Tecnico di questa settimana.

L’ANGOLO DELLO STRUTTURATORE

Come affermato in precedenza, le emissioni di Bonus Cap targate UniCredit continuano anche in questa seconda serie ad essere caratterizzate da un rimborso massimo posizionato al di sopra del rimborso bonus. Tale accezione, tutt’altro che di poco conto, permette all’investitore di non essere eccessivamente penalizzato in un contesto di mercato fortemente bullish. Tale connotato tuttavia, a parità di condizioni rispetto ad una classica struttura, prevede un minor introito dalla vendita dell’opzione call per la formazione del cap ai rendimenti. Ecco spiegato, in breve, il motivo per cui l’emissione si contraddistingue per un orizzonte temporale di investimento più lungo (novembre 2012).

ANALISI RISCHIO / RENDIMENTO

La barriera invalidante, per tutte e quattordici le proposte è posizionata al 70% dei rispettivi livelli iniziali e per questo motivo rende maggiormente agevole l’analisi in termini di rischio-rendimento. Osservando la tabella presente in pagina, l’attento lettore potrà immediatamente notare come i Bonus Cap che si contraddistinguono per il più alto bonus di rendimento e, in seconda battuta, per il cap al rimborso massimo ottenibile, sono proprio quei certificati scritti su sottostanti storicamente più volatili della media di mercato. Semplificando, a parità di condizioni, ovvero di distanza dal livello barriera (buffer), il mercato delle opzioni remunera infatti maggiormente chi è disposto a scegliere sottostanti che in media si caratterizzano per un’oscillazione dei corsi più ampia e per questo con minori garanzie che, nell’orizzonte temporale di riferimento, il livello barriera possa rimanere inviolato.

Entrando nel dettaglio, ad esempio, è il Bonus Cap sul titolo bancario Intesa Sanpaolo a contraddistinguersi sia all’atto di emissione che in virtù dei correnti livelli di prezzo, per il maggior upside offerto. A fronte di una volatilità implicita del 37% e tenuto conto degli 1,81 euro di quotazione, il certificato acquistabile in lettera a 92,6 euro, garantisce un upside minimo del 40,39% a fronte di un buffer di 16 punti percentuali e con un CED|Probability di soli 31 punti percentuali.

Effettuando il medesimo approccio e utilizzando proprio l’indicatore di successo comunemente utilizzato dal CJ, ovvero il CED|Probability, anche in questo caso completamente confermata risulta la classica relazione che intercorre tra rischio – rendimento, dove in generale i certificati con upside maggiori sono soggetti a probabilità di successo inferiori. Tale indicatore, capace di sintetizzare al suo interno le variabili come volatilità e dividend yield, offre un valido strumento al fine di stimare le possibilità di successo di ogni singola struttura. Come è noto, il CED|Probability risulta essere correlato negativamente con la volatilità e quindi associa ad alti upside un valore inferiore, confermando così il trade off che vede l’investitore scegliere tra bassi rendimenti con una probabilità elevata e alti rendimenti con bassa probabilità.

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