BREXIT , E ORA?

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banca centrale europea

Ogni crisi ha sempre avuto i suoi pesanti risvolti, duraturi o meno. Oggi il tema, inizialmente quasi sottostimato dai mercati, è certamente la Brexit e l’uscita dalla UE del Regno Unito rappresenta un elemento di assoluta novità. L’UE si scopre così come processo reversibile e questo implica incertezza e ovviamente speculazione che hanno causato pesanti contraccolpi sui mercati, sia sull’azionario che su quello valutario.

Nulla sarà come prima, anche se i veri effetti di questa decisione epocale saranno visibili non certo nel breve termine. Ma quello che più interessa gli investitori che guardano al panorama dei certificati di investimento è che ancora una volta i certificati con barriera continua, quando anche molto distante, sono stati pesantemente colpiti dai ribassi. Basti pensare al -22% registrato dai principali titoli del comparto bancario del calibro di UniCredit e Intesa San Paolo in una sola giornata per avere la misura del danno arrecato al segmento dei certificati con barriera invalidante osservata in continua.

A rimanere indenni, almeno sulla carta per ora, sono ancora una volta i certificati con barriera discreta, ovvero quei prodotti che vedranno rinviato solo alla naturale scadenza l’appuntamento con la valutazione del sottostante e del relativo livello invalidante. Nonostante le pesanti flessioni, la struttura opzionale e quindi i benefici del payoff atipico sono di fatto ancora in piedi, con molti di questi prodotti che addirittura registrano oggi un premio implicito sulla componente lineare davvero contenuto.

Detto questo, in una fase di mercato tornata nuovamente decisamente incerta, grazie all’alta volatilità, il focus del segmento dei certificati di investimento si sposta ancora di più sulle strutture dotate di barriera. Senza considerare che l’alta volatilità ha compresso ulteriormente i prezzi di molti certificates, ed in particolare sui titoli bancari, e che di fatto l’attuale situazione di mercato può essere comprensibilmente utilizzata anche per monetizzare l’attuale impennata della stessa.

Se vuoi continuare a leggere l’articolo vai sul CJ n.473

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