ANCHE OBAMA IN TACKLE CONTRO LA BREXIT

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Il referendum del 24 giugno sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea è probabilmente l’incombenza più temuta di tutto il 2016 e i cittadini britannici stanno iniziando seriamente a soppesare le possibili ricadute di una decisione così importante. A meno di due mesi dalla chiamata alle urne la discussione tra chi è pro e chi è contro la Brexit si è ulteriormente infiammata con il perentorio intervento del presidente statunitense Barack Obama.

Nella sua visita a Londra, condita con un break sui green britannici per sfi dare a golf il premier David Cameron, Obama ha appoggiato con decisione la posizione del governo britannico per una permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea argomentando sia ragioni economiche sia di efficace lotta al terrorismo. Presa di posizione che è arrivata in un momento in cui gli ultimi sondaggi stavano iniziando a mostrare una inversione di tendenza con i pro-UE tornati a prevalere e parallelamente la sterlina risaliva la china con l’allontanarsi dello spauracchio Brexit.

Ultima in ordine di tempo a presentare il conto di un’eventuale uscita dall’UE è stata l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Angel Gurría, segretario generale dell’Ocse, in un discorso tenuto alla London School of Economics, nel cuore della città londinese a una platea di giovani elettori, ha sottolineato che l’uscita dall’UE imporrà un tassa da Brexit alle generazioni future.

Secondo lo studio condotto dall’Ocse, la Brexit porterà a un Pil più basso per molti anni. Nel migliore dei casi, l’impatto negativo sull’economia inglese sarà di circa il 2,7% entro il 2030, con un costo di 2.200 sterline per famiglie. Nello scenario più negativo, la caduta del Pil potrebbe essere addirittura superiore al 7,5% con un costo di 5.000 sterline per famiglia.

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