MPS ALLA RICERCA DI UN PARTNER

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L’annuncio del nuovo piano industriale ha messo le ali al titolo dell’istituto senese ma i dubbi rimangono. Luci e ombre anche sui certificati quotati, ma con qualche valida eccezione.

 

 

 

Soddisfatte le richieste di Bruxelles, il CdA di Monte Paschi di Siena ha varato ufficialmente il nuovo piano industriale raccogliendo i favori del mercato. Il nuovo piano prevede un maxi aumento di capitale da 2,5 miliardi da attuarsi entro il 2014, che porterà dunque ad un raddoppio dell’attuale capitalizzazione di Borsa, e tagli al personale per circa otto mila dipendenti accompagnati da una chiusura di 550 filiali sparse per il Paese, che consentiranno di reperire entro il 2017 ulteriori 500 milioni. L’obiettivo dichiarato di voler centrare un utile di bilancio di 900 milioni di euro entro il 2017 passerebbe anche attraverso una spending review degli stipendi dei manager, con un tetto massimo fissato a 500.000 euro annui contro il milione e mezzo di euro riconosciuto solo dodici mesi fa all’Ad Viola. A rassicurare Bruxelles, infine, una nota riguardante l’impegno a restituire 3 dei 4,07 miliardi di bond emessi sotto il governo Monti entro il 2014 e a ridurre l’ammontare di BTP in portafoglio di circa 6 miliardi di euro dagli attuali 23 miliardi di controvalore. Un piano industriale che ha infiammato, già sulle attese, le quotazioni del titolo a Piazza Affari, con un rialzo del 20% dalla chiusura di settembre a 0,205 euro e che all’indomani dell’annuncio è stato accolto dagli investitori con un +6,71% in intraday, parzialmente riassorbito nel corso della seduta. Il piano ha però sollevato più di qualche perplessità tra le banche d’affari, anche per la mancata capacità della Fondazione di partecipare alla maxi ricapitalizzazione che costringerebbe l’attuale primo azionista, con il 37,6% delle quote, a cercare un partner anche tra altri istituti, come ammesso dallo stesso presidente Alessandro Profumo, che intervistato da Il Sole 24Ore ha dichiarato di “non potere escludere niente ma che al momento non si è fatto avanti nessuno, – aggiungendo – di essere disponibile a valutare tutte le opzioni in Italia e all’estero”. Tra le prime banche d’affari a commentare il piano, JP Morgan ha definito “difficoltosa ma raggiungibile” la riduzione dei costi stimata in circa 900 milioni di tagli e “ambizioso” il raggiungimento dell’obiettivo sull’utile. Tuttavia, nella stessa nota la banca d’affari statunitense ha commentato con parere favorevole “ l’impegno del management di MPS ad applicare tagli automatici extra dei costi se gli obiettivi a livello di ricavi non saranno soddisfatti”.

 

Un’accelerata, quella delle ultime sedute, che ha riportato il Monte Paschi a ridosso dei 0,24 euro e a contatto con i massimi di agosto. Da un punto di vista prettamente operativo, le opportunità di riduzione del rischio associate ai certificati Bonus continuano ad attrarre gli investitori, come dimostrano i discreti volumi in acquisto osservati su alcune delle più recenti emissioni. Tra queste, quattro Bonus Cap che possono contare ancora su ampi margini sulle rispettive barriere.

 

 

QUATTRO BONUS CAP CON LE CARTE IN REGOLA

 

Quotati sul mercato secondario di Borsa Italiana e di EuroTLX, i quattro Bonus Cap hanno barriere posizionate in area 0,15 euro, ossia a valori solo avvicinati sui minimi dello scorso aprile che dai 0,231 euro correnti distano mediamente del 34%, e upside potenziali compresi tra l’1,82% in circa settanta giorni del Bonus Cap di Unicredit avente codice Isin DE000HV8A091, e il 9,40% di quello emesso da BNP Paribas con codice Isin NL0010398855 avente scadenza fissata al 19 settembre 2014. Per tutti vale il criterio di osservazione continua della barriera, che tende quindi ad aumentare il rischio di violazione ma che per contro consente di poter mirare a una plusvalenza più sostenuta. In termini annualizzati, è il certificato quotato dall’emittente francese a prospettare il rendimento più interessante, 9,75% contro l’8,87% del Bonus Cap di Unicredit scadenza dicembre 2013, ma in ottica di probabilità di successo stimata sul buffer è quest’ultimo a presentare il margine più robusto, in considerazione dei 74 giorni di vita residua rispetto ai 347 del certificato di BNP Paribas.

 

 

REVERSE BONUS CAP A PREZZI DI SALDO

 

Apparentemente innocui e poco profittevoli per l’evento barriera già maturato, alcuni certificati possono a volte godere di una seconda opportunità di rendimento. E’ il caso di un Reverse Bonus Cap, che BNP Paribas ha emesso a novembre 2012 ( avente codice Isin NL0010069829) per consentire di trarre profitto dall’andamento negativo di Monte Paschi di Siena, che per diversi giorni è comparso nella top ten dei “nuovi Benchmark” del CedLAB, ovvero quei certificati nati con una struttura opzionale accessoria alla semplice replica lineare del sottostante e trasformatisi in semplici cloni a seguito di un evento barriera. Il certificato, inizialmente concepito per riconoscere un premio di rendimento del 7% alla scadenza dei 18 ottobre 2013 a condizione che nel frattempo non fosse mai stata violata la barriera posta al di sopra dello strike, ossia a 0,2521 euro, ha percorso gran parte del proprio cammino successivo all’evento barriera maturato il 4 gennaio 2013, comportandosi come un semplice Benchmark a replica inversa del sottostante. Poco o nulla di interessante in ottica operativa, se non fosse stato per la presenza dell’opzione “short put”, quella con cui l’emittente ha strutturato il cap posto al 93% dello strike iniziale, che ancora a poche settimane dalla scadenza ha continuato ad esercitare un effetto zavorra sul valore complessivo della struttura. Più chiaramente, a beneficio di quanti non avessero familiarità con il mondo delle opzioni, un certificato così strutturato, avrebbe dovuto semplicemente replicare inversamente la performance di MPS, fermo restando il rimborso massimo di 107 euro corrispondente a un valore del titolo senese pari a 0,1875 euro. Al contrario, invece, nelle ultime settimane di contrattazione, dalla tabella “Benchmark” del CedLAB si è avuta la conferma che il prezzo a cui questo veniva quotato risultava eccessivamente disallineato rispetto al cosiddetto RTS, ovvero il Rimborso Teorico a Scadenza, calcolato sulla base del prezzo spot mostrato dal sottostante. Uno sconto del 3,17% che ancora nella seduta del 7 ottobre ha permesso di impostare un’operatività a copertura del margine di upside con un profitto complessivo al lordo delle commissioni di negoziazione superiore all’1,3% in dieci giorni.

 

Ma vediamo nel dettaglio, anche in previsione del fatto che questa situazione non è del tutto nuova e che pertanto potrebbe ripresentarsi in futuro, quali spazi operativi si sono venuti a creare mentre il mercato attendeva con ansia il rilascio del piano di industriale da parte del CdA.  Come già si è avuto modo di dire, il profilo di rimborso a scadenza del certificato prevede che venga rimborsato il nominale diminuito dell’eventuale performance positiva di MPS dal livello iniziale di 0,2017 euro, o maggiorato di quella negativa dal medesimo livello, fino ad un importo massimo di liquidazione di 107 euro. Il calcolo del rimborso si ottiene utilizzando il multiplo, per questo certificato fissato in 495,78 , che in altre parole vuol dire che ogni certificato controlla 495,78 azioni MPS. Nello specifico, la formula da applicare è la seguente:

 

importo di rimborso = 200 – ( multiplo X valore chiusura MPS a data di valutazione finale)

 

Dato uno spot di 0,231 euro alla chiusura del 7 ottobre, il teorico importo di rimborso ammontava pertanto a 85,4735 euro, un valore superiore di 3,17 punti percentuali al prezzo di 82,85 euro esposto in lettera dal market maker sul Sedex. Per congelare tale sconto, tuttavia, si rendeva necessario fare in modo che qualsiasi variazione di MPS non andasse a inficiare sul rendimento implicito dato dal disallineamento, e questo era possibile acquistando un quantitativo di azioni corrispondente al numero di certificati posseduti. Ipotizzando pertanto un numero di 1000 certificati Reverse Bonus Cap, il numero di azioni Monte Paschi di Siena da acquistare a 0,231 euro sarebbe stato di 495.786. A questo punto, al lordo delle commissioni di negoziazione, e considerata l’esigenza di dover chiudere la copertura in asta del giorno di valutazione preso a riferimento da BNP Paribas per il calcolo del rimborso del certificato, come mostrato dalla tabella di analisi di scenario, un rendimento pari all’1,33% si sarebbe ottenuto in qualsiasi scenario non inferiore a 0,1875 euro. Solo in caso di perdita di MPS superiore al 20%, il cuscinetto rappresentato dallo sconto verrebbe meno, lasciando la componente lunga azionaria in balia delle perdite.

 

L’osservazione costante del pricing ha pertanto creato delle opportunità di trading e “arbitraggio”, attuabili fino alle prime ore di contrattazione dell’8 ottobre, giorno in cui il market maker ha correttamente ripristinato le proprie proposte di negoziazione allineando la lettera con il teorico importo di rimborso a scadenza.

 

 

IN DIREZIONE OPPOSTA E CONTRARIA

 

Un secondo certificato Bonus con barriera violata compare al momento all’interno della tabella “Benchmark” del CedLAB. Si tratta del Bonus Cap di BNP Paribas, avente codice Isin NL0010069985, che alla scadenza del 20 dicembre prossimo rimborserà un importo pari al prodotto tra il valore finale di MPS e il multiplo 452,898, con un massimo di 112 euro corrispondente al cap posto a 0,2472 euro, per effetto della violazione della barriera posizionata a 0,1656 euro avvenuta il 2 aprile scorso. Anche in questo caso è il CedLAB ad offrire lo spunto operativo, indicando come RTS, Rimborso Teorico a Scadenza, un valore di 104,62 euro, superiore di 5,52 punti percentuali ai 99,15 euro quotati dal market maker sul Sedex. Se per congelare lo sconto offerto dal Reverse Bonus Cap era necessario acquistare le azioni Monte Paschi, sarà la vendita allo scoperto a garantire per il Bonus Cap un margine di plusvalenza fintanto che non verrà raggiunta la soglia dei 0,2594 euro ( punto di pareggio dell’operazione complessiva posto al 12,3% di distanza dai 0,231 euro correnti). In termini pratici, per ogni 1000 certificati acquistati sarà necessario andare “short” di 452.898 azioni per un profitto potenziale massimo del 2,68% al lordo delle commissioni di negoziazione e dei costi di finanziamento dell’operazione di vendita di MPS, che tenderà a ridursi fino a diventare negativo in presenza di un ulteriore allungo dell’istituto bancario senese. I rischi di questa seconda operazione appaiono immediatamente più evidenti, dal momento che il tempo residuo alla scadenza è chiaramente maggiore ( oltre 70 giorni), che il punto di pareggio è posto a distanza non così’ lontana in considerazione della volatilità con cui si muove MPS, e che per andare corti di azione occorre sopportare dei costi che possono variare a seconda del broker.

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