BARRIER OPTIONS NEI CERTIFICATI BONUS

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La volatilità è l’elemento chiave dei certificati con barriera. Ecco spiegati i motivi perché i prezzi corrono di più nelle fasi ribassiste

 

Nell’ambito degli Investment Certificate, saper leggere ed interpretare le reattività di ogni singola struttura aggiunge valore alla gestione di tali strumenti. Nelle pagine di questa rubrica, abbiamo più volte voluto porre l’attenzione sulle peculiarità delle diverse strutture in opzioni, al fine di fornire all’investitore una panoramica esaustiva del mondo dei certificati, che riserva al suo interno un vasto panorama di prodotti in grado di sovraperformare il sottostante con un’esposizione limitata verso lo stesso, seppur in predeterminati range di prezzo. Pertanto, come in passato è stato posto l’accento sulle scarsa reattività ai movimenti del sottostante dei certificati dotati di protezione incondizionata del capitale a scadenza, oggi, viste l’attuale situazione del mercato azionario, è giusto focalizzare l’attenzione sui certificati con barriera. Croce e delizia degli investitori, tali certificati rappresentano molto spesso delle vere e proprie opportunità, ma quando i prezzi del sottostante iniziano a stornare pericolosamente avvicinandosi alla barriera, ecco che questi corrono verso il basso molto più rapidamente, mettendo in difficoltà l’investitore costretto a gestire una posizione con una reattività molto più marcata rispetto alle variazioni registrate dal sottostante.

TUTTA COLPA DELLA VOLATILITA’

Tra le cause di questo repentino adeguamento di prezzo vi è l’elevata sensibilità delle strutture Bonus alla volatilità. In particolare, la put Down&Out contenuta nei certificati Bonus e la responsabile del rimborso bonus, non è altro che una scommessa sulla non violazione di determinati livelli.  Quindi più il sottostante è volatile e più diviene probabile che l’evento knock-out si verifichi. Di conseguenza il prezzo del prodotto tenderà a scendere sia per effetto della caduta dei prezzi del sottostante, strettamente correlato all’impennata della volatilità, sia per le conseguenze che la volatilità stessa ha sull’opzione esotica contenuta nel certificato.

BARRIER OPTIONS: UN PO’ DI DIDATTICA

Prima di scendere nel dettaglio, è doveroso aprire una breve parentesi sulle tipologie di opzioni barriera più diffuse nel panorama dei certificati.

In finanza un’opzione a barriera è un particolare contratto che subordina il proprio esercizio al fatto che il sottostante vada al di sopra o al di sotto di un determinato livello. Questo particolare tipo d’opzione è simile a una classica vanilla con l’aggiunta del legame a un evento aleatorio futuro. Una prima distinzione va sicuramente fatta sulle opzioni con clausola “In” che prevedono l’attivazione del payoff solo se il livello di barriera viene toccato o superato. Viceversa una situazione “out” prevede la cessazione dello strumento con conseguente impossibilità di giungere a scadenza e di concretizzare il payoff. La differenza tra un’opzione di tipo “tradizionale” e una con la barriera è che lo strutturatore ha a disposizione un’assicurazione di portafoglio a un costo inferiore. Infatti la possibilità che la barriera possa essere infranta durante la vita dell’opzione ne fa diminuire notevolmente il prezzo rispetto all’analoga plain vanilla che non avendo nessun vincolo di livello, può generare profitti potenzialmente illimitati. E’ anche vero che a un minore costo si aggiunge un maggiore rischio, scontato proprio nel prezzo.

CASE STUDY: BONUS CAP SU TELECOM

Lo switch di portafoglio eseguito sul CED|Moderato la scorsa settimana tra un Bonus Cap a barriera violata (Isin DE000HV8F4N7) e un Bonus Cap a barriera ancora intatta (Isin DE000HV8F5H6) sul medesimo sottostante (Telecom Italia), ci consente di spiegare con un caso pratico l’adeguamento inversamente proporzionale dei prezzi di tali strumenti rispetto non solo all’andamento del sottostante ma anche rispetto ai movimenti della volatilità implicita. Per fare questo, andando per ordini, iniziamo facendo riferimento al grafico che mette in relazione l’andamento di Telecom Italia (linea verde) con la sua volatilità implicita a 30 giorni (linea arancione) nonché rispetto alla sua volatilità storica (linea bianca).

Prendendo a riferimento la violazione del minimo a quota 0,80 euro del colosso telefonico avvenuto agli inizi di maggio, si nota chiaramente come l’accelerazione al ribasso dei corsi è coincisa con la prosecuzione del trend di crescita della sua volatilità. Per prima cosa mettiamo a raffronto in un grafico normalizzato (al 13 marzo 2012) l’andamento del certificato (linea bianca) che lo scorso 23 maggio ha toccato la barriera diventando a tutti gli effetti, ad esclusione del cap level, un benchmark, con i corsi del sottostante (linea gialla). Come è possibile apprezzare, il premio accumulato nel mese immediatamente successivo, è stato riassorbito in fase di discesa con il valore della put Down&Out che ha perso progressivamente valore all’avvicinarsi della barriera unitamente ad un’impennata della volatilità del sottostante.

Per ultimo, anche per toccare con numeri alla mano la bontà degli effetti dello switch di portafoglio,  abbiamo messo a confronto l’andamento dei due certificati a partire dal giorno in cui si è verificato l’evento knock-out. Se in fase di discesa le performance normalizzate dei due certificati sono state pressoché identiche, è nelle fasi di crescita dei prezzi del sottostante che lo spread di rendimento si è allargato notevolmente, con l’opzione barriera che ha teso ad apprezzarsi molto più velocemente nelle fasi rialziste, per la contemporanea verifica di due effetti: l’allontanamento dal livello invalidante e la contestuale discesa della volatilità implicita.

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