COMMODITY, UN ANNO DOPO

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Le ricadute, come noto, sono spesso pericolose e colpiscono i soggetti ancora deboli provocando danni perfino maggiori di quelli causati dall’insorgere della prima malattia. E’ sostanzialmente quanto sta accadendo nelle ultime due settimane ai mercati azionari e obbligazionari, finiti nuovamente nell’occhio del ciclone per il riacutizzarsi dei timori riguardanti la tenuta dei precari equilibri economici dei Paesi periferici dell’area Euro. Il FTSE Mib, ancor più degli altri indici del Vecchio Continente, si è avvitato su se stesso per la negatività generalizzata che ha colpito sia il settore bancario che quello energetico, ritrovandosi nel giro di poche sedute nuovamente a ridosso dei minimi di gennaio scorso. Tra i titoli che più hanno contribuito alla dèbacle dell’indice italiano c’è Enel, per lungo tempo fiore all’occhiello dei cassettisti per l’elevato dividend yield ma oggi inesorabilmente venduto a piene mani. Sui minimi storici in area 2,50 euro, è stato fissato lo strike del primo Bonus BancoPosta, tornato per l’occasione a rivestire il ruolo di protagonista del Certificato della Settimana. Le avvisaglie della ricaduta sul fronte azionario erano state suggerite nell’ultimo mese dall’indice di volatilità dell’Eurostoxx, come vi avevamo anticipato sul Punto Tecnico, che questa settimana torna ad occuparsi delle principali figure in opzioni, mentre quelle che hanno spinto i Titoli di Stato nuovamente nella spirale delle vendite potevano essere individuate nel Bund, come vi raccontiamo nel Bond Corner. Quando si parla di asset in progressivo ribasso, non si può non pensare ad alcune commodities e, in particolare, ai metalli industriali, a cui è dedicato il consueto Approfondimento settimanale.

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