Ancora una possibilità

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Prosegue la saga dello “ switch to recovery” iniziata con il CJ 204. Tante novità in quotazione da oggi

A distanza di circa cinque mesi dalla pubblicazione dell’Approfondimento del Certificate Journal 204 del 10 novembre scorso, torniamo ad occuparci del filone dei certificati che meglio si prestano ad una strategia di recupero delle perdite subite nel periodo buio vissuto dai mercati finanziari tra l’estate 2008 e la primavera 2009. Il motivo per proseguire la serie di appuntamenti dedicati allo “switch to recovery”, ci è stato fornito questa settimana dall’entrata in quotazione, sul Sedex di Borsa Italiana, di un ricco bouquet di novità firmate Macquarie Oppenheim, l’emittente che sin dall’autunno scorso ha iniziato a proporre emissioni appositamente studiate per rendere possibile il recupero delle perdite subite a causa del crollo dei listini azionari. Giunta al terzo atto della serie, la saga ha avuto inizio con l’emissione, datata 5 novembre 2010, di due Bonus Cap Recovery con sottostante l’indice Eurostoxx 50 ( CJ 204 n.d.r. ) ed è proseguita a fine gennaio scorso con il lancio in negoziazione di 18 Bonus Cap su indici e azioni ( CJ 213 n.d.r. ). Ciò che i Bonus Cap Recovery consentono di fare è molto semplice: permettono di risolvere con una modalità più facilmente realizzabile la situazione di forte perdita in cui versano determinati investimenti, consentendo peraltro di rendere meno difficile dal punto di vista psicologico il momento della vendita della posizione in sofferenza. Più nel dettaglio, tali certificati presentano la struttura tipica dei Bonus con cap. Tuttavia, a differenza di questi, i cosiddetti Recovery sono emessi sotto la pari e prospettano un rimborso bonus pari a 100 euro a patto che non venga mai violata la barriera. Per chiarire il loro funzionamento, si prenda ad esempio il primo dei due Bonus Cap sull’Eurostoxx 50 emessi a novembre 2010. Identificato da codice Isin DE000MQ2CJ19, è stato emesso a 70,05 euro e alla scadenza del 30 giugno 2014, se non sarà mai stato quotato dall’indice Eurostoxx 50 il livello di 2000 punti, restituirà un ammontare pari a 100 euro. Viceversa, in caso di violazione della barriera nel corso dei tre anni e otto mesi che portano alla scadenza, rimborserà un importo pari al valore di riferimento finale dell’indice moltiplicato per il multiplo 0,02400011, con un rimborso massimo che in ogni caso non potrà superare i 100 euro. Il secondo Bonus Cap, avente codice Isin DE000MQ2CJ27,  presenta invece una durata superiore di un anno ( la scadenza è fissata al 30 giugno 2015 ) ma permette di ricevere il rimborso dei 100 euro a patto che l’Eurostoxx 50 non vada mai a rivedere i minimi del 9 marzo 2009, ossia il livello di chiusura di quel giorno fissato a 1807 punti. Grazie al prezzo di emissione pari a 66,57 euro, questo certificato consente quindi di guadagnare il 50% sul prezzo di emissione alla sola condizione che l’indice non cada nuovamente sui minimi toccati all’apice del movimento ribassista del 2009. In caso di evento barriera, per il calcolo del rimborso occorrerà fare riferimento al multiplo 0,0227452 calcolandone il prodotto per il livello di riferimento finale dell’indice. Nonostante siano trascorsi oltre cinque mesi dal lancio, entrambi i certificati sono ancora quotati in linea con i rispettivi valori di emissione e pertanto consentono di puntare all’intera posta prospettata in fase di costruzione, con l’indice, che nel frattempo, muovendosi lievemente al rialzo ha incrementato il proprio buffer sulle barriere.

EASY RECOVERY

La novità con cui Macquarie Oppenheim ha scelto di presentarsi nuovamente sul mercato di Borsa Italiana per proseguire il filone dei certificati adatti a ricostituire i patrimoni colpiti dalle perdite è rappresentata da 29 Easy Express Recovery su single stocks italiane e internazionali. La differenza sostanziale tra i certificati che hanno accompagnato il lancio delle prime due serie di emissioni Recovery e questi che hanno iniziato a negoziare sul Sedex a partire da oggi, 13 aprile, è legata alla particolarità della barriera, continua per i primi e discreta a scadenza per i secondi. Si può quindi dire che i nuovi Easy Express Recovery siano dei Bonus Cap emessi sotto la pari, con barriera valida solo alla data di valutazione finale, o analogamente che siano degli Easy Express, già noti al pubblico degli investitori italiani per la loro peculiarità di rendere un premio predeterminato alla scadenza a patto che il sottostante si trovi solo ed esclusivamente alla data di valutazione finale al di sopra di un certo livello, emessi sotto la pari.

Comunque la si voglia girare, la medaglia ha un’unica faccia per i tanti azionisti che finora hanno dovuto sperare in una risalita dei corsi delle azioni in loro possesso per recuperare le perdite. Per comprendere al meglio le potenzialità dei 29 nuovi certificati di Macquarie passiamo ad analizzare prima di tutto i sottostanti su cui questi sono stati scritti. Oltre alle “solite” blue chip quotate a Piazza Affari ( Enel, Eni, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Fiat e Generali ), che rappresentano le azioni maggiormente presenti nei portafogli degli investitori italiani, le novità che si incontrano scorrendo l’elenco dei sottostanti sono numerose: Mediaset, Mediobanca e Italcementi tra i titoli del listino milanese; Allianz, Deutsche Telekom e Volkswagen a rappresentanza dei titoli tedeschi; le banche d’Oltralpe BNP Paribas e Credit Agricole e, rimanendo in terra francese, Danone, Lafarge e Louis Vuitton Moet Hennessy ( LVMH ) ; le britanniche BHP Billiton, Rio Tinto e Royal Bank of Scotland; il colosso della telefonia finlandese Nokia; le statunitensi Apple e General Electric. In particolare le due azioni USA sono una vera e propria innovazione per il mercato italiano dei certificati, che finora ha visto solo il titolo della Microsoft essere adottato da BNP Paribas per l’emissione di un Athena Relax ma che , in generale, non ha mai guardato con particolare simpatia ai titoli azionari statunitensi. Va detto che il differente orario di contrattazione tra i titoli quotati al Nyse e i certificati negoziati in Borsa Italiana consente una contemporaneità molto ridotta e pertanto la difficoltà per i market maker e per gli investitori è oggettiva in ottica di trading. Tuttavia, se si considerano gli Easy Express Recovery sul corretto orizzonte temporale, le due prime emissioni con sottostanti americani devono essere considerate piuttosto una risorsa importante.

MADE IN USA

Trattandosi delle due novità principali della serie di Easy Express Recovery quotati da Macquarie, partiamo proprio dalle due azioni a stelle e strisce per un’analisi più approfondita delle caratteristiche. L’emissione sul titolo della mela consente di puntare ad un rendimento del 21,26% in poco più di due anni a condizione che alla data di valutazione finale del 28 giugno 2013 Apple non abbia perso più del 20% del proprio valore di borsa a partire dal livello iniziale di 350,96 dollari. In particolare, la barriera posta a 280,77 $ farà da spartiacque tra il rimborso dell’importo express, fissato come detto in precedenza a 100 euro, e un rimborso pari al valore nominale diminuito della performance negativa subita dal livello iniziale. Il prezzo di emissione, corrispondente al valore nominale, è stato stabilito a 82,47 euro e pertanto risulta agevole il compito di individuare il profitto potenziale conseguibile, tuttavia, solo alla scadenza o in prossimità di questa, qualora l’andamento del titolo si riveli particolarmente positivo. Osservando un grafico di medio periodo della casa di Cupertino fondata da Steve Jobs, si nota come il suo valore di borsa si sia triplicato in soli due anni , passando dai 117 dollari di metà aprile 2009 agli attuali 350 dollari. In quest’ottica, una barriera posta al 20% di distanza potrebbe apparire in realtà poco protettiva, tuttavia data la natura “discreta a scadenza” della soglia disattivante dell’importo express anche un’eventuale fase correttiva di stampo tecnico potrebbe essere assorbita senza particolari contraccolpi.

Passando all’emissione che consente di investire su General Electric, partendo da un livello iniziale di 19,86 $ la barriera è stata fissata a 15,89 $, ovvero ad una distanza del 20%. Analogamente a quanto osservato in precedenza, anche per il certificato sul secondo titolo USA l’upside potenziale alla scadenza del 28 giugno 2013 è stimato all’incirca al 20%. In particolare, dato un importo express di 100 euro e un prezzo di emissione pari a 83,68 euro, il profitto conseguibile a scadenza è del 19,50%. Il grafico di medio periodo di GE evidenzia un notevole apprezzamento dai minimi raggiunti a marzo 2009 a 6,66 dollari e i livelli attuali corrispondono all’incirca al 50% di ritracciamento dai massimi di maggio 2008 a 33,34 dollari.

In entrambi i casi va sottolineato come il tasso di cambio tra euro e dollaro non rappresenti un fattore determinante per la formazione del prezzo dei certificati. Infatti, in virtù dell’opzione Quanto di cui tutti gli Easy Express sono dotati, convenzionalmente i dollari americani sono convertiti in euro mediante un tasso di cambio fisso pari a 1. Ciò, naturalmente, vale anche per quei certificati che hanno sottostanti espressi in qualsiasi valuta differente dall’euro e pertanto si può dire che il rischio cambio non sia presente in alcun modo.

I PIU’ GENEROSI

Analizzando la serie di Easy Express per il profitto potenziale a scadenza, i due certificati più generosi sono quelli scritti rispettivamente sui titoli Nokia e Mediaset. In particolare, il certificato sul colosso della telefonia finlandese è stato emesso ad un prezzo di 68,61 euro e rimborserà 100 euro, generando così una plusvalenza del 45,75%, a patto che alla data di valutazione finale del 1 luglio 2013 la quotazione di Nokia sia almeno pari o superiore a 4,80 euro. Fissato il livello iniziale a 5,995 euro, pertanto, il certificato è in grado di sopportare un ribasso del 20% del sottostante prima di perdere l’opportunità di rimborsare la posta piena. Finito sotto i riflettori nell’ultimo trimestre proprio per l’elevata volatilità che ha caratterizzato i suoi corsi azionari, il titolo Nokia ha perso rapidamente terreno da inizio anno scendendo fino ad un minimo di 5,69 euro in chiusura di seduta del 16 marzo scorso. La tenuta psicologica e grafica di questi livelli potrebbe autorizzare a ritenere la barriera a distanza di sicurezza, ma è del tutto evidente che a fronte di rendimenti potenzialmente più elevati corrispondono generalmente rischi maggiori. La volatilità implicita e storica del sottostante è il parametro fondamentale a cui guarda l’emittente per la costruzione di questo genere di prodotti e pertanto spetta  a ciascun investitore stabilire il giusto compromesso tra rendimento e rischio. Per fornire all’investitore l’opportunità di scelta, Macquarie ha emesso anche un secondo Easy Express Recovery sullo stesso titolo, con caratteristiche diametralmente opposte. Se per il primo, il rendimento potenziale ammonta al 45,75% e il buffer sulla barriera è del 20%, per il secondo certificato su Nokia il profitto si dimezza, scendendo al 23,50%, ma per contro il buffer è raddoppiato, in virtù di una barriera posta ad una distanza del 40% e più precisamente a 3,60 euro.

Infine, l’Easy Express sul titolo Mediaset consente di investire sulle azioni del Biscione sapendo in partenza che un rimborso pari a 100 euro alla scadenza di luglio 2013 verrà riconosciuto qualora i corsi non siano inferiori alla barriera dei 3,60 euro alla data di valutazione finale. Dato il valore di emissione, corrispondente al nominale, di 71,05 euro il profitto potenziale ammonta al 40,75% a fronte di un buffer sulla barriera del 20%.

In conclusione, gli investitori che finora hanno avuto modo di sperimentare l’utilità di una barriera discreta a scadenza troveranno nei nuovi Easy Express Recovery una vasta gamma di nuove opportunità in termini di payoff e di sottostanti. La merce di scambio per la quale l’emittente è in grado di offrire rendimenti del 20% e oltre, anche in caso di ribasso del sottostante, è rappresentata principalmente dai dividendi che nel corso dei due anni verranno distribuiti dalle azioni e che, come avviene per tutti i certificati, non verranno riconosciuti. Tuttavia, in ottica di recupero delle perdite, potrebbe anche essere maggiormente conveniente accettare di rinunciare ai dividendi se in cambio si può contare su strumenti finanziari che derivano il loro valore dalle azioni già presenti in portafoglio e che sono in grado di trasformare perfino un ribasso del 20% in un guadagno di analoghe proporzioni.

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