L’impatto della crisi tra Russia e Ucraina

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Rispettando il copione dei mercati toro, in avvio di settimana i mercati azionari del Vecchio Continente hanno reagito all’escalation militare russa in Ucraina lasciando sul terreno oltre il 3%, la peggiore chiusura dallo scorso 20 giugno, salvo poi recuperare rapidamente tutto il passivo ai primi segnali di distensione. Sintomatica è stata l’indifferenza degli spread obbligazionari governativi alla crisi sovietica, con il differenziale tra BTP e Bund che ha toccato proprio nelle ultime ore i 177 punti base e il rendimento del decennale italiano scivolato ai minimi dal 2005, in un contesto di generale risk on che premia l’investimento azionario e un’operatività intraday che trova nei certificati a leva fissa l’ideale applicazione. Due le novità approdate in settimana in quotazione sul segmento – entrambe dotate di una leva fissa che consente di moltiplicare per sette le performance positive o negative dell’indice Eurostoxx 50 TR – che vanno a completare l’offerta di emissioni a leva di Société Générale. D’altro canto i dieci punti percentuali persi in una sola seduta dall’indice RTS sulla piazza di Mosca e di riflesso dall’indice delle ricevute di deposito russe quotate a Londra, ovvero dal Russian Depositary Index sottostante di diversi certificati analizzati nell’Approfondimento, devono far mantenere sempre alta l’attenzione sui risvolti negativi che un’inversione brusca del trend avrebbe sui portafogli, motivo per il quale vale la pena valutare l’utilità e le caratteristiche delle emissioni in grado di fornire copertura e generare un profitto in caso di ribasso del mercato. Il Punto Tecnico lo ha fatto per voi, analizzando l’ultima serie di Reverse Bonus Cap su blue chips italiane firmata da Unicredit.

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