UN ALTRO PEZZO DI ENI SE NE VA

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Come trasformare l’atteso consolidamento dei valori correnti di Eni, prossima alla privatizzazione per un ulteriore 4,34%, in un guadagno che sfiora l’8% in cinque mesi. Attenzione ai rischi però.

Tra le privatizzazioni che lo Stato starebbe pensando di avviare entro il 2014 con l’obiettivo di far cassa nel più breve tempo possibile, quella del 4,34% di Eni nelle mani del Tesoro porterebbe ai corsi attuali un introito di circa 3 miliardi di euro. Il restante 26% circa rimarrebbe invece alla Cassa depositi e prestiti. Un’operazione che potrebbe per certi versi sciogliere le riserve dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che nei giorni scorsi ha annunciato di aver confermato i giudizi su Eni (“A” lungo termine, “A-1” per il breve) con outlook negativo. “Il creditwatch negativo –si legge nella nota emessa dall’agenzia statunitense- rispecchia la possibilità di un taglio del giudizio di un notch se dovessimo continuare a valutare Eni come un Gre (Government-related entity, ovvero società direttamente legata o partecipata dallo Stato)”. Abbiamo intenzione di sciogliere il creditwatch in 1-2 mesi”. La scorsa estate, dopo il downgrade del giudizio sul debito italiano da “BBB+” a “BBB”, S&P’s aveva messo il rating di Eni in creditwatch con implicazioni negative a causa della debolezza dell’economia nazionale. Poche finora le ripercussioni sui corsi azionari, stabilmente a ridosso dei 18 euro dopo un rialzo di circa il 20% dai minimi estivi. Nel segmento dei certificati di investimento, tra le proposte più interessanti in termini di rendimento atteso in relazione a una durata inferiore al semestre, si segnala un Easy Express targato BNP Paribas che ha beneficiato finora solo in misura parziale del buon rialzo del Cane a sei Zampe. Più nel dettaglio, alla scadenza del 21 marzo 2014 il certificato, alla stregua dei più noti Bonus Cap a barriera discreta, liquiderà un importo fisso pari a 100 euro a condizione che il giorno precedente Eni non rilevi un valore di chiusura inferiore ai 17,5845 euro della barriera, un valore equivalente al 95% dello strike iniziale fissato in sede di emissione a 18,51 euro. Diversamente, rimborserà un importo pari al valore rilevato da Eni moltiplicato per il multiplo 4,611. Trattandosi di un Easy Express emesso con strategia recovery, l’importo express è fissato in corrispondenza dei canonici 100 euro che abitualmente rappresentano il prezzo di emissione, che invece in questo caso è stato determinato in 85,36 euro. Spiegato il motivo per cui il certificato apparentemente non sembra riconoscere alcun rendimento rispetto ai 100 euro che si è soliti osservare come nominale, passiamo all’analisi delle potenzialità espresse dall’attuale quotazione al Sedex pari a 92,75 euro. Ipotizzando un consolidamento dei valori correnti da parte del colosso petrolifero nazionale, scambiato al termine della seconda seduta della settimana a 17,91 euro, il rimborso a scadenza dei 100 euro riconoscerà una plusvalenza del 7,82% ( 18,76% a/a) e questo sarà il guadagno che si otterrà fintanto che Eni riuscirà a non segnare una flessione superiore all’1,85% dai prezzi attuali alla valutazione finale del 20 marzo prossimo. Il rovescio della medaglia sta tuttavia proprio nel premio implicito che si paga nei 92,75 euro, che comporta una perdita proporzionalmente maggiore rispetto a quella di Eni in caso di performance negativa superiore all’1,85%. Come evidenziato dalla tabella di analisi di scenario, a fronte di un ribasso dell’azione pari al 10% si subirà una perdita in conto capitale di entità quasi doppia, per via di un rimborso corrispondente a 74,33 euro, con un alpha che risulterà progressivamente sempre meno negativo all’aumentare della percentuale di ribasso sostenuta da Eni. Da qui la considerazione che porta a ritenere il certificato indicato solo se si hanno aspettative moderatamente rialziste sul titolo Eni, anche approfittando del fatto che lungo la durata residua non sono programmati stacchi di dividendi che altrimenti andrebbero a incidere negativamente sulle probabilità di successo dell’investimento.  Infine, il confronto grafico tra l’andamento del certificato e dell’azione sull’orizzonte temporale dell’ultimo anno dimostra come il primo abbia impresso una netta accelerazione nell’ultimo mese, creando di fatto un gap di circa 5 punti percentuali che tenderà ad incrementarsi con il solo trascorrere del tempo in caso di consolidamento dei 18 euro o di mantenimento della volatilità implicita sui valori correnti ( 18%).

 

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