BRENT WTI, BUONA LA PRIMA

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A due mesi dalla prima segnalazione, lo spread tra il Brent e il WTI si è ristretto fino a 6 dollari. L’ultimo movimento potrebbe spianare la strada ad un trade estivo.

 Il 20 marzo scorso, per il secondo appuntamento del CJ dedicato allo spread trading, decidemmo di analizzare l’andamento del differenziale tra i due contratti futures principali sul petrolio: il Brent dei mari del nord e il Crude Oil WTI. La nostra analisi partiva dal presupposto che mai prima di quel momento lo spread tra i due contratti era arrivato a toccare i 20 dollari, un valore nettamente superiore alla media dell’ultimo quinquennio inferiore ai 5 dollari. Alla base dell’allargamento dello spread c’erano i timori per un possibile conflitto tra Iran e Israele, che avrebbe potuto portare ad una riduzione della produzione, e il cosiddetto collo di bottiglia di Cushing, il principale terminal di stoccaggio del petrolio WTI. Non mancavano però motivazioni più strettamente speculative, che vedevano, e vedono, gli Stati Uniti agire sul prezzo dei contratti futures del WTI per renderlo più competitivo ed economico rispetto a quello europeo. Quello che è certo è che una simile situazione ha reso la bolletta energetica degli europei molto più pesante, se si pensa che ad ottobre 2010 entrambi i contratti quotavano circa 86 dollari e che oggi, seppur considerando tutti i rollover, il Brent europeo è oltre i 106 dollari e il WTI americano appena al di sopra dei 90 dollari. A due mesi di distanza, qualcosa si è mosso nella direzione sperata: rispetto ai valori del 4 aprile, giorno in cui anche attraverso i nostri forum è stata annunciata l’apertura della posizione in spread, la differenza tra i due contratti si è ridotta fino a 6 dollari, generando un ritorno in termini assoluti assai soddisfacente. Prima di passare all’analisi dettagliata del trade, vogliamo ricordare che tra i vantaggi dello spread trading c’è quello di non dover necessariamente indovinare la direzione in cui si muoverà il mercato, dal momento che entrambi gli strumenti su cui si agisce potranno registrare un marcato ribasso o rialzo consentendo tuttavia alla strategia di generare un profitto. La condizione necessaria affinché questo possa accadere è che lo strumento sul quale si è scelto di posizionarsi al rialzo performi meglio, ossia salga di più o scenda di meno, dell’altro.

Ma vediamo ora quali risultati ha portato l’apertura di uno spread tra i due contratti dai valori del 4 aprile scorso. I futures scadenza maggio quotavano a tale data rispettivamente 123 dollari sul Brent e 101,6 dollari sul Crude Oil WTI. Il rollover spread sulle due scadenze successive, per effetto della backwardation sul Brent e del contango sul WTI, ha ridotto i profitti complessivamente di 1,25 dollari ( 0,81 di back sul Brent e 0,44 di contango sul WTI) ma nonostante ciò, in virtù dei futures scadenza luglio rispettivamente a 107,49 dollari sul petrolio europeo e a 91,95 dollari per quello americano, il differenziale si è ridotto da21,39 a16,7 dollari.

Per impostare una strategia di medio termine volta a generare profitti in caso di restringimento dello spread segnalammo sul CJ numero 269 due certificati: un Benchmark a replica lineare del Crude Oil WTI future, identificato da codice Isin NL0009481878, quotato sul segmento investment di classe A del Sedex e un Mini Short sul Brent identificato da codice Isin GB00B70H8M78, quotato sul segmento leverage del Sedex. Entrambi emessi da RBS, ai valori del 4 aprile erano rispettivamente acquistabili a 66,4 euro e 0,193 euro. Per replicare una posizione in futures si è reso necessario acquistare 117 certificati Benchmark sul WTI, per una spesa di 7768 euro, e 10000 certificati Mini Short sul Brent, per un investimento di 1930 euro. Ai valori correnti, per effetto dei 62,35 euro a cui è valutato il Benchmark e dei 0,314 euro a cui è quotato il denaro del market maker del Mini Short, il profitto al lordo delle commissioni è pertanto pari a 736 euro, anche grazie al contributo dell’euro che nel frattempo, perdendo circa 6 figure, ha fatto apprezzare maggiormente i due strumenti.  I medesimi strumenti possono essere utilizzati ancora nell’eventualità che si voglia puntare al rientro dello spread al di sotto dei 10 dollari.

 

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