TRE SEMPLICI REGOLE PER SCEGLIERE I BONUS

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Dalle barriere profonde o traballanti, dai Bonus cospicui e dai  cap ai rendimenti limitanti. Su ogni orizzonte temporale la gamma di certificati Bonus disponibile è numerosa, ma seguendo tre semplici regole è più difficile sbagliare

 Caratterizzati da una combinazione di opzioni piuttosto semplice e da un funzionamento facilmente intuibile, i certificati Bonus riescono ad adattarsi sia ad orizzonti di breve che di lungo periodo. Inseriti nella categoria Acepi dei certificati a capitale protetto condizionato, riconoscono rispetto ad altre strutture una maggiore reattività che ne favorisce l’operatività sul secondario. Ma proprio in virtù di tale caratteristica, nonché della presenza di una barriera da cui dipende il premio finale, incorporano una componente di rischio maggiore, non sempre percepita dall’investitore nelle sue dimensioni. La gamma di certificati Bonus disponibili è tale da poter facilmente scegliere tra le differenti combinazioni di rischio e rendimento quella che più conviene a ciascun profilo; tuttavia è necessario tenere in considerazione altri fattori, come il premio sulla componente lineare o i dividendi stimati fino a scadenza, per ottenere un quadro più completo dell’investimento.

Attraverso l’analisi di cinque certificati, tre Bonus e due Bonus Cap, scritti sull’Eurostoxx 50 con scadenza compresa tra il 30 gennaio 2013 e il 19 agosto dello stesso anno, vediamo quali sono i criteri di selezione e ricerca dello strumento più affine al proprio profilo.

PRIMA REGOLA, IL RENDIMENTO ANNUO

 Si è scelto di sottoporre all’analisi un paniere di certificati di durata residua compresa tra 10 e 18 mesi, per neutralizzare in parte l’effetto del tempo e poter includere l’intero basket entro la categoria degli investimenti a breve termine.  Detto ciò, a buon ragione la prima componente che si andrà ad osservare sarà quella legata al rendimento su base annua offerto da ciascuna proposta. Come si può notare, ai prezzi correnti rilevati durante la giornata di martedì 13 marzo, il certificato che offre il profitto annuo più elevato è il Bonus  di Banca IMI, codice isin IT0004591381, con rendimento pari al 19,64% e scadenza fissata al 28 giugno 2013. Tuttavia, lo stesso è anche quello dotato del minor margine dalla rispettiva soglia invalidante, posta a 1883,934 punti. A tale proposito si ricorda come per i certificati Bonus, la rottura della barriera che può avvenire in qualsiasi momento, determina l’automatica perdita dell’opzione aggiuntiva e l’allineamento del prezzo alla componente benchmark, ovvero alla performance complessiva del sottostante decurtata dei dividendi stimati lungo la durata residua. Tenendo conto, per il Bonus di Banca IMI, di una stima pari a 192,059 punti dividendo, il buffer del certificato si attesta così al 20%.

SECONDA REGOLA, IL BUFFER CORRETTO PER I DIVIDENDI

Nel confronto tra Bonus con caratteristiche simili, in termini sia di rendimento annuo che di distanza della barriera, può quindi risultare utile tener conto della differente durata residua e quindi correggere ciascun margine per i dividendi attesi entro la scadenza. A tale proposito mettiamo uno di fronte all’altro il Bonus di Banca Aletti, codice isin IT0004491210, e il Bonus Cap di Societe Generale, codice isin DE000SG0P8F8 ( per il quale l’emittente ha recentemente richiesto a Borsa Italiana l’esonero per la quotazione della proposta in lettera per esaurimento dell’emissione). Con un  buffer del 36,38%, il primo riconosce alla scadenza del 30 gennaio 2013 un rendimento su base annua del 13,16%. Il secondo invece, con un cuscinetto più stretto di circa un punto percentuale, prevede per la scadenza del 19 agosto 2013 un profitto annualizzato del 14,36%. Per via del lag di circa 8 mesi che divide i due certificati, se si tiene conto dello stacco dei dividendi stimato, il buffer del Bonus di Banca Aletti si riduce al 33,17% mentre quello di Societe Generale al 29,66%. Se quindi l’investitore, in base alle condizioni iniziali, assumendosi un punto percentuale di rischio in più in termini di distanza dalla soglia invalidante ottiene la prospettiva di un rendimento annualizzato maggiore di circa un punto percentuale, tenendo conto dei dividendi si scopre che per il certificato di Societe Generale tale rischio si incrementa di oltre quattro punti percentuali.

 

TERZA REGOLA, IL PREMIO SULLA COMPONENTE LINEARE

 Il confronto tra i due certificati permette di evidenziare un altro aspetto interessante non sempre considerato, ovvero il prezzo del pool di opzioni aggiuntive, detto anche premio pagato sulla componente lineare. Se l’indice Eurostoxx 50 segnasse prima del prossimo 30 gennaio un ribasso di oltre il 35%, entrambi i certificati si allineerebbero alla propria componente a benchmark, perdendo la possibilità di riconoscere il bonus a scadenza. Ponendo l’ipotesi che alla data di valutazione finale di ciascun certificato il sottostante chiudesse all’attuale valore spot pari a 2533,28 punti, nel caso del Bonus di Banca Aletti, in virtù del premio pagato, la perdita rispetto ai correnti 111,8 euro a cui è esposto in lettera sarebbe pari al 9,85%. Nel caso invece del Bonus Cap di Societe Generale, il saldo sarebbe ancora più negativo, pari a un -47,65%.

Stesso esito per il confronto tra il Bonus di Unicredit, codice isin DE000HV7LK02, e il Bonus Cap di Deutsche Bank, codice isin DE000DE5D1V6. Con scadenza il 21 febbraio 2013, 18 giorni prima del Bonus di Unicredit, quello dell’emittente teutonica offre non solo un rendimento di poco inferiore, pari al 17,12% contro il 17,79%, ma gode anche di un buffer dalla barriera più ridotto, pari al 24,73% rispetto al 26,42% del certificato gemello. Tuttavia in caso di rottura della barriera, il premio pagato sul Bonus di Unicredit sarebbe pari al 69,38%, mentre per il certificato della banca tedesca si fermerebbe al 18,97%. Le ragioni che possono portare ad una simile quotazione del Bonus Cap di Deutsche Bank potrebbero essere imputabili non solo alla vicinanza della barriera ma anche al tetto posto ai rendimenti, fissato al 116% dello strike iniziale.  La volatilità sostenuta che sta caratterizzando i corsi azionari incide infatti negativamente non solo sulle opzioni esotiche ma anche sulle strutture caratterizzate da un rimborso massimo con spot inferiore al valore iniziale.

In conclusione, non si può affermare con certezza che un certificato sia strettamente più efficiente di un altro, ma riuscendo a seguire i tre criteri utilizzati nel corso della nostra analisi è possibile delinearne in maniera più corretta i parametri di rischio e di rendimento.

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