LA MAPPA DEL RATING

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Gli ultimi tagli ai rating apportati da Fitch sono stati del tutto ignorati dai mercati del Vecchio Continente che ora sono pronti a creare un’agenzia europea e rivedere le regole.

 L’ultima mossa è datata 27 gennaio 2012 ed è arrivata dalla più piccola delle tre agenzie di rating internazionale, Fitch, che seguendo quanto anticipato da S&P, ha declassato il debito italiano, quello spagnolo e di altri Paesi europei portandoli ai livelli più bassi di sempre. La bocciatura più pesante ha riguardato proprio il nostro debito, con un taglio del merito creditizio di due notch, da A+ ad A-, ed è stato accolto con freddezza dal governo Monti e dai mercati finanziari. Nessuna reazione è stata registrata sul fronte azionario, dove il listino di Piazza Affari ha continuato la sua rimonta sfruttando il rally del settore bancario, né su quello obbligazionario, dove i rendimenti dei Titoli di Stato decennali sono scesi al di sotto del 6% e lo spread verso il Bund tedesco è arretrato sui minimi degli ultimi mesi a ridosso dei 360 bp. D’altronde la decisione di rivedere al ribasso il merito creditizio dell’Italia era stato ampiamente annunciato dallo stesso capo della divisione rating sovrani di Fitch, David Riley, che il 10 gennaio parlò di una “significativa possibilità” di un declassamento di Roma, annunciando di aver messo sotto osservazione il Paese.

 Oltre all’Italia downgrade per Spagna, Belgio, Slovenia e Cipro. I motivi del declassamento sono la crisi del debito europea e l’aumento dello spread che comporta “diverse implicazioni” sulla dinamica dei costi del debito pubblico. Due settimane prima, precisamente il 13 gennaio, era stata la più importante agenzia di rating, la Standard&Poor’s, ad operare una serie di tagli a catena al debito dei Paesi del Vecchio Continente. Doppio salto carpiato per l’Italia, declassata dalla singola A al poco lusinghiero BBB+, con una motivazione che non aggiunge nulla alle precedenti revisioni: “Il taglio riflette quella che consideriamo una crescente vulnerabilità dell’Italia ai rischi di finanziamento esterni e le negative implicazioni che ciò può avere per la crescita economica e quindi per le finanze pubbliche”. In un comunicato separato Standard & Poor’s ha successivamente aggiunto che “Il contesto politico italiano è migliorato sotto il governo Monti e le riforme allo studio possono migliorare la competitività italiana”. Tuttavia, “ci aspettiamo che ci sia un’opposizione alle attuali ambiziose riforme del governo e questo aumenta l’incertezza sull’outlook di crescita e quindi sui conti pubblici”.

Oltre al doppio taglio sul debito del Belpaese, ha fatto particolarmente rumore la perdita della tripla A francese con outlook negativo. Inoltre, S&P ha tagliato la tripla A anche la valutazione dell’Austria, tagliata ad AA+ come la Francia. La scure si è poi abbattuta ad inizio anno sul rating della Spagna, ridotto da AA- ad A, con outlook negativo, e su quello del Portogallo : in questo caso, il giudizio è stato ridotto da BBB- a BB, ovvero a junk.

In generale, la bocciatura di S&P del 13 gennaio è stata di due notch, ovvero di due gradini, per le valutazioni di Italia, Spagna, Portogallo e Cipro. Di un solo livello è stato ridotto il rating di Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia. A salvarsi, e a mantenere la tripla AAA, sono state Germania, Finlandia, Olanda e Lussemburgo. Ma i rating di questi ultimi tre paesi sono stati messi sotto osservazione con outlook negativo.

LA NUOVA MAPPA DEL RATING

 I due tagli massivi con cui Fitch e Standard&Poor’s hanno inaugurato il 2012 non hanno sortito alcun effetto sui mercati, abituati oramai a fare i conti con decisioni talvolta troppo nette e intempestive. La corazza di cui si sono dotati i Paesi del Vecchio Continente per far fronte all’attacco delle agenzie di rating statunitensi prevede inoltre che se non è richiesta dallo Stato interessato, la valutazione del debito sovrano da parte delle agenzie di rating deve essere vietata. E’ questa una delle indicazioni fondamentali sulle quali l’Europarlamento sarà chiamato a discutere nelle prossime settimane. Secondo quanto riportato, quindi, Strasburgo non proporrà l’istituzione di una classica agenzia di rating europea, quanto piuttosto una serie di nuove norme per rafforzare le regole del rating in Europa allo scopo di diminuire il “cieco affidamento” alle valutazioni delle agenzie, rendere il rating del debito sovrano più trasparente e frequente, maggiori barriere al conflitto di interesse nelle agenzie, misure per contrastare l’oligopolio delle tre “major”: Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch.

 La nuova mappa del rating vede a questo punto solamente una manciata di Paesi ancora capaci di vantare la tripla A di Standard&Poor’s. Perso dagli Stati Uniti nel 2011, il massimo giudizio è ancora appannaggio della Germania, dell’Olanda, del Regno Unito, Svezia, Svizzera, Danimarca, Norvegia e Finlandia. Al di fuori dei confini europei, conservano la AAA il Canada, l’Australia, Hong Kong e Singapore. Un gradino al di sotto si attestano la Francia, gli Stati Uniti e l’Austria mentre hanno ormai scavallato la linea di galleggiamento, scendendo al livello contrassegnato dalla lettera B, il Portogallo, l’Irlanda, l’Islanda e l’Italia. E’ infine a ridosso del default la Grecia, alla quale S&P ha recentemente assegnato il giudizio di CC.

IL GIOCO DELL’OCA

 Osservando la tabella che mette a confronto i rating sovrani dal 7 gennaio 2011 ai giorni nostri, tre passi indietro sono stati compiuti dal nostro merito creditizio per Moody’s ( da Aa2 all’attuale A2), S&P ( da A+ all’attuale BBB+) e Fitch ( da AA- ad A-). Stessa sorte per la Spagna, che ha segnato un triplo arretramento per le prime due e ben quattro passi indietro per Fitch ( da AA+ a singola A). Tra cinque e sette passi indietro sono stati fatti dal debito portoghese, declassato in un solo anno per tre volte da Moody’s ( da A1 a Ba2), quattro da S&P ( da A- a doppia B) e tre da Fitch ( da A+ a BB+).

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