Orso Scaccia toro?

L’orso prova a uscire dal letargo. Ecco i nuovi Bonus Reverse Cap per difendersi dai ribassi.


Saranno coincidenze ma il mese di maggio sembra proprio essersi aperto, borsisticamente parlando, all’insegna del vecchio ma sempreverde detto “Sell in may and go away”.

A innescare le vendite nei primi giorni del mese è stato il peggioramento della situazione del debito greco coinciso con il downgrade da parte dell’agenzia Standard&Poor’s sul rating di lungo periodo dei Titoli di Stato ellenici a B da BB-. La reazione è stata pressoché immediata e i mercati azionari hanno subito abbandonato i massimi di periodo fatti segnare proprio l’ultimo giorno di aprile con ribassi che, nei primi tre giorni di maggio, hanno sfiorato il 4%. L’allarme tuttavia sembra rientrato, a vedere il pronto recupero dei corsi azionari, ma in ogni caso il contesto macroeconomico che si sta delineando, potrebbe in ogni momento accendere la miccia per far scattare nuovamente le vendite.

Indubbiamente è d’obbligo essere prudenti e in questo senso si può pensare di ottimizzare il portafoglio inserendo strumenti decorrelati che compensino le perdite derivanti da eventuali ribassi, se l’orso dovesse effettivamente riuscire a scacciare il toro che ha dominato la scena sui mercati azionari nell’ultimo biennio.

A tal proposito hanno debuttato al Sedex lo scorso 28 aprile 7 nuovi Reverse Bonus Cap su azioni firmati BNP Paribas. I suddetti certificati resteranno in quotazione fino al 20 dicembre prossimo e permetteranno agli investitori italiani di guadagnare qualora i mercati dovessero invertire la rotta.

Questi certificati “bearish” presentano la struttura classica dei più noti Bonus Cap, con l’unica sostanziale differenza relativa al posizionamento della barriera. I Reverse Bonus Cap, infatti, prevedono il riconoscimento a scadenza di un premio finale, subordinato però al mancato raggiungimento di un livello del sottostante posto al di sopra del livello iniziale e non al di sotto come per quelli tradizionali.

In copertura su Fiat

Proviamo con un esempio pratico a vedere cosa succederebbe affiancando al titolo Fiat il relativo Reverse Bonus Cap di BNP Paribas (Isin NL0009525294). Il certificato ha uno strike posto a 6,43 euro e consentirà di incassare a scadenza un bonus dell’8% sul nominale di 100 euro se la barriera posta a 8,36 euro, il 130% dello strike, non verrà mai violata. Sostanzialmente queste caratteristiche dicono che se Fiat fino al 20 dicembre 2011, data di scadenza del certificato, non chiuderà mai al di sopra degli 8,36 euro si incasseranno 108 euro. Attualizzando i prezzi, con una quotazione del titolo del Lingotto a 7,35 euro, il certificato viene esposto a un prezzo in lettera di 88,75 euro. Pertanto l’Upside potenziale, ossia il guadagno conseguibile, è salito al 21,7% a fronte di un Buffer, la distanza tra il livello del sottostante e la barriera, sceso al 13,74%.

Nella tabella presente in pagina è possibile osservare tutti gli scenari a scadenza per una variazione di Fiat compresa tra il -30% e il più 30% da cui si evince, guardando la riga “Profit&Loss %” del Reverse Bonus Cap, quanto sopra detto. In particolare va evidenziato che per valori del titolo superiori alla barriera con il certificato si subirebbero delle perdite in conto capitale.


Nella seconda parte della tabella invece sono riportati gli scenari di un portafoglio composto da Fiat e dal Reverse Bonus Cap: alla prima riga il mix prevede un 80% di peso del titolo e un 20% del certificato, la seconda una proporzione del 70%/30% e la terza del 60%/40%.

Immediatamente salta agli occhi come l’inserimento del certificato riduca sensibilmente le perdite nel caso di una discesa del titolo: infatti, inserendo solo un 20% di questo asset, i loss si dimezzano rispetto alla performance di Fiat. Più si aumenta la  percentuale di Reverse Bonus Cap più si riducono gli effetti di un andamento negativo del titolo. Inversamente proporzionale invece è l’approccio in caso di un rialzo del sottostante che vada a superare la barriera: maggiore è il peso assunto dal certificato e più il guadagno potenziale si ridurrà fino a produrre perdite in conto capitale.

Ancora settore Auto

Lo stesso principio lo si applica anche ai restanti sei Reverse Bonus Cap che completano questa nuova emissione dell’emittente transalpina. Restando sul settore auto, ma allargando l’orizzonte a tutta l’Europa, sono presenti due emissioni legate alla Peugeot e Volkswagen. Analizzando nel dettaglio il Reverse Bonus Cap legato al titolo automobilistico francese, questo rimborserà al 20 dicembre prossimo un totale di 108 euro se non sarà mai sta violata la barriera posta a 35,37 euro, un livello che Peugeot ha abbandonato nel dicembre 2008 e non ha mai più toccato. In ogni caso, rispetto al livello attuale del titolo di 31 euro, il buffer è di solo 14,10 punti percentuali mentre, grazie ai 93,25 euro esposti in lettera, il rendimento potenziale è del 15,82%. Decisamente migliore il profilo di rischio-rendimento del Bonus Reverse Cap scritto sul titolo tedesco che offre un rendimento del 22,45% a fronte di un Buffer del 22,81%. Più in dettaglio il certificato è acquistabile a un prezzo di 88,20 euro, al di sotto dei 100 euro nominali, per via del rialzo di Volkswagen dai 112,7 euro dello strike fino agli attuali 119,30 euro. La barriera invece è posta a 146,51 euro. È da sottolineare che per i titoli stranieri l’osservazione del livello barriera avverrà anche in intraday, mentre per quelli italiani avrà valore solo il prezzo di chiusura.

Le tre emissioni sui bancari

Tre emissioni sono invece legate al settore bancario e più in particolare a tre big del mercato italiano. Il primo è un Reverse Bonus Cap scritto su UniCredit che ha fissato il valore iniziale a 1,707 euro e alla scadenza rimborserà 108 euro a condizione che non sia mai stato raggiunto il livello di 2,253 euro, distante 32 punti percentuali dai corsi rilevati in fase di emissione del certificato. Con la quotazione corrente dell’azione di Piazza Cordusio a 1,660 euro, affinché avvenga la violazione della barriera, il prezzo del titolo dovrà subire un incremento del 35,54%. Se così non fosse, alla luce dei 102,90 euro di quotazione attuale del certificato, si potrà ottenere un rendimento del 4,96%.

Il secondo titolo bancario a cui si lega un Bonus Reverse Cap è Intesa Sanpaolo. Le caratteristiche offerte da questo strumento consentiranno di beneficiare del bonus dell’8% sul nominale per rialzi del titolo fino a un limite massimo di 2,83 euro, ossia il 131% dello strike iniziale fissato a 2,16 euro. Attualizzando le caratteristiche, in funzione dei 103,65 euro esposti dal Market Maker in lettera e dei 2,14 euro di Intesa Sanpaolo, l’Upside è sceso al 4,20% con un Buffer al 32,24%.

Infine per il Reverse Bonus Cap scritto su Banca Popolare di Milano, l’ultimo dei sottostanti bancari, la quota da non raggiungere negli otto mesi di quotazione è pari a 3,178 euro, ovvero il 120% dello strike fissato a 2,648 euro. La discesa dei corsi del titolo a 2,26 euro, ha portato la distanza dalla barriera a un ragguardevole 40,71% ma di contro ha fatto salire la quotazione del certificato a 105,10 euro riducendo il rendimento potenziale al 2,76%, in virtù dei 108 euro di rimborso massimo.

Anche STM a testa in giù

L’ultimo certificato che chiude la serie dei 7 Reverse Bonus Cap di nuova emissione è scritto su STMicroelectronics. Il livello iniziale è stato fissato a 8,235 euro mentre la barriera è stata posizionata al 128%, ossia a 10,54 euro. Analogamente a quanto visto in precedenza la mancata violazione del livello invalidante consentirà alla scadenza del 20 dicembre 2011 di rientrare di un totale di 108 euro rispetto ai 100 euro nominali. Dallo strike il titolo è poco mosso a 8,23 euro, mentre la quotazione del certificato è salita leggermente a 101,2 euro in lettera; valori questi che consentiranno un Upside del 6,72% se il titolo non realizzerà nel periodo rialzi superiori al 28,07%.