I tanti nodi per l’Euro

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Sembrano essere state solo nubi passeggere quelle che hanno avvolto i mercati a inizio ottava a causa del taglio di outlook sugli Stati Uniti da parte di Standard & Poor’s. Il positivo evolversi della stagione delle trimestrali sta contribuendo a stemperare le tensioni nonostante i ripetuti record taccati dall’oro, che ha infranto la soglia dei 1.500 dollari l’oncia, a testimonianza suffusa presenza di timori circa i possibili scenari per gli Stati Uniti e per la crisi del debito nell’eurozona. In tal senso risulta singolare l’andamento dell’euro che ha ripreso ad apprezzarsi toccando i massimi dal dicembre 2009 rispetto al dollaro. Da un lato la moneta unica europea beneficia indubbiamente dello stato di difficoltà del dollaro con i dubbi sul debito Usa; inoltre gli investitori continuano a concentrarsi sul miglioramento del quadro economico, in particolare della Germania, e sulle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.

Dall’altro lato della medaglia ci sono però una serie di nodi che prima o poi verranno al pettine e potrebbero portare a un cambiamento di tendenza per l’euro che invece molti vedono pronto all’attacco di quota 1,50 dollari. I rendimenti spuntati nell’ultima asta di titoli greci non sono certo rassicuranti e l’ipotesi di una ristrutturazione del debito greco, smentita ufficialmente da Atene e Bruxelles, risulta in realtà un’opzione sul tavolo. E il nuovo ampliamento degli spread sui titoli dei Paesi periferici conferma che la situazione non sia affatto sotto controllo. Difficilmente si materializzerà nel breve termine poiché una ristrutturazione del debito sovrano di Atene sarebbe uno smacco per la credibilità dell’Unione europea che solo un mese ha esteso la maturity dei prestiti alla Grecia, ma non è da escludere che nel 2012 tale opzione diventi realtà.
Bisogna guardare anche alla situazione di Madrid con lo spread tra i titoli spagnoli e il decennale tedesco si è allargato di 45 punti base nell’ultima settimana. Preoccupanti i dati sul settore bancario con crediti in sofferenza di banche e casse di risparmio saliti a febbraio per il quinto mese consecutivo attestandosi al 6,19%, il tasso più elevato degli ultimi 16 anni. Infine cattive sorprese sono arrivare dalle elezioni politiche in Finlandia con la forte affermazione del partito di estrema destra dei Veri Finlandesi. Così come le altre forze di estrema destra di altre regioni dell’Eurozona (olandesi e austriache) anche il partito finlandese si identifica in ideologie “euroscettiche”. E il Parlamento finlandese, a differenza di altre assemblee di paesi Ue, ha il diritto di voto sulla richiesta di piani di salvataggio finanziario europei. Il rischio è dunque quello di un blocco nell’adozione di misure d’aiuto a favore del Portogallo.

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