CJ919: Dalla fine dell’era Malchionne alla maxi svalutazione del 2026
A creare scompiglio sul segmento dei certificati di investimento negli ultimi giorni è stata soprattutto Stellantis: il gruppo ha infatti annunciato la cancellazione del dividendo per il 2026 ed una maxi svalutazione da 22,2 miliardi di euro, legata alla revisione delle strategie aziendali sull’elettrico, che comporterà uscite di cassa attese per circa 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni. Il titolo, tra i più utilizzati dall’industria dei certificati, è attualmente presente in 1.187 emissioni a capitale condizionatamente protetto, pari a oltre il 13,4% del totale negoziato su SeDeX e Cert-X, figurando come worst of in 1.113 casi.
Il dato più significativo è che in quasi la metà di questi certificati (503 emissioni) il sottostante quota sotto la barriera capitale, compromettendo in modo rilevante le probabilità di un rimborso positivo a scadenza. In queste situazioni, per quanto doloroso, diventa opportuno analizzare il portafoglio e valutare eventuali operazioni di “switch to recovery”: chiudere posizioni in perdita con scarse probabilità di recupero per riallocare il capitale su strutture con profilo di rientro più favorevole. In questo numero proponiamo alcune ipotesi operative attraverso esempi concreti.
Nel primo scorcio del 2026 un altro tema che sta catalizzando l’attenzione degli investitori è quello dei metalli preziosi. Un comparto che, tra volatilità e spinte speculative, sta evidenziando dinamiche anomale: l’argento, ad esempio, ha scambiato in area 80 dollari sul COMEX, mentre sulla piazza di Shanghai le quotazioni si sono avvicinate ai 110 dollari, segnalando tensioni e disallineamenti tra mercati. Sfruttando questo contesto, Marex ha strutturato un Phoenix Memory Step Down scritto su un basket worst of composto da iShares Silver Trust e SPDR Gold Trust, con barriera capitale al 50% dei livelli iniziali e premi mensili dell’1%.
