CINA A LEZIONE DI LIQUIDITA’

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Bank of China a lezione di liquidità. Una politica monetaria lassista per colpire lo” Shadow Banking System”?

 

Con sistema bancario collaterale o sistema ombra, s’intende quell’insieme di intermediari finanziari non bancari, come gli hedge fund o veicoli d’investimento strutturato (SPV), che forniscono servizi simili alle banche tradizionali pur non essendo soggetti alla medesima regolamentazione.  Proprio al loro incontrollabile incremento di attività e alle conseguenze sulla liquidità dell’intero sistema nazionale mira la linea di politica monetaria restrittiva adottata dalla People’s Bank Of China. Le scelte dei policy maker cinesi hanno tuttavia minato alle basi della stabilità del sistema bancario di Hong Kong e a quello australiano, partner principali dell’impero del Dragone. Quali sono tuttavia i driver del mercato del credito cinese?

App331_1Prima di entrare nel merito, passiamo all’analisi dei principali indicatori di mercato e alla loro evoluzione di breve termine.  Il tasso d’interesse per i prestiti overnight tra gli istituti di credito cinese, il cosiddetto indice Shibor, il giorno prima del “triple witches day”, lo scorso 20 giugno ha raggiunto quota 13,44%, con un incremento pari al 77% rispetto al 7,60% del giorno precedente, ovvero un apprezzamento del 354% rispetto ai 2,95 punti percentuali del mese precedente. Solo l’approssimativa conferenza stampa del vicepresidente Ling Tao nella settimana successiva ed il relativo annuncio di un poco gradito sostegno della liquidità del sistema bancario cinese sono riusciti a riportare l’indice Shibor sui livelli di inizio mese, al di sotto dei 4 punti percentuali. Un simile segnale sul mercato monetario non poteva lasciare impassibile la Borsa cinese che a fronte dell’iniziale latitanza da parte della autorità centrali e il pugno duro contro il sistema bancario ombra a corto di liquidità, ha registrato in data 24 giugno, nella giornata della conferenza stampa ufficiale della People’s Bank of China  un tonfo di 5,30 punti percentuali, un salto non più visto dal crack Lehman nel 2009. La repentina uscita di flussi di cassa dai listini cinesi, soprattutto dai principali istituti di credito è stata spinta anche dalla sospensione da parte di Bank Of China e di Industrial and Commercial Bank of China, di prestiti a privati e imprese nonché, relativamente a quest’ultima big, anche la temporanea interruzione del servizio di sportello e di online banking.  La latitanza delle autorità centrali sarebbe stata pure accettabile all’interno di un contesto di produttività crescente, tuttavia i dati relativi a inizio giugno su un quarto mese consecutivo di calo dell’indice manifatturiero PMI hanno ulteriormente incupito le prospettive di stabilità finanziaria nonché la fiducia dei consumatori e degli stessi investitori retail cinesi.

L’assenza di una risposta reale da parte della Banca Centrale non è tuttavia spiegabile unicamente con una cattiva gestione della massa monetaria, pari al 180% del PIL cinese (rispetto al 65% per gli Stati Uniti)  quanto più con una disponibilità di riserve tale da poter garantire la ricapitalizzazione del sistema bancario ( di proprietà statale nella Repubblica Cinese), lasciando margine di manovra agli istituti privati per poter portare la propria struttura patrimoniale al di sotto della soglia di rischio.  Una scelta azzardata quella dei policy maker cinesi, come mostra anche la curva CDS per la Repubblica Popolare Cinese, che proprio nella giornata del 24 giugno ha toccato un massimo relativo a 146 basis point, pari ad un incremento del 120%  da inizio anno.

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BOLLA IMMOBILIARE E SHADOW MARKET

 Alla fine del 2011 si erano registrati i primi segnali di stress sul mercato immobiliare cinese ma la correzione si era arrestata a dispetto dei tentativi della Banca Centrale di frenare l’apprezzamento con l’intento di intraprendere un sentiero di deflazione controllata. Tuttavia la persistenza di tassi d’interesse reale negativi aveva lasciato pochi margini d’investimento agli istituzionali e ai private più facoltosi.  I municipi poi, visto il livello di leva finanziaria in pancia, vedevano di buon occhio la vendita di terreni per bilanciare le proprie casse, incentivando la concessione di prestiti anche per gli istituti finanziari parabancari che hanno così veicolato l’accesso al credito facile concesso dall’iniezione di liquidità statale nel prestito a tassi superiori a quello ufficiale con nuove pratiche, i cosiddetti “Entrusted Loans” in un gioco di carte simile a quello che ha innescato la crisi subprime statunitense. I prestiti impacchettati sono infatti incanalati nelle forme più diffuse di risparmio gestito alla clientela retail, i Wealth Management Products. Secondo un report di JP Morgan datato 24 giugno, i WMP sono strumenti di breve termine ( 65% al di sotto dei 3 mesi e per il 20% con una durata massima di 6 mesi) con scadenza alla fine di un trimestre per incontrare i criteri relativi al loan to deposit ratio. Vista la concorrenza nel fornire alti rendimenti, gli istituti finanziari sono stati costretti ad acquisire bond con maturity compresa tra 1 e 5 anni di tipo High Yield, ovvero emissioni a basso stand creditizio o strumenti non standardizzati come i prestiti bancari. Il disallineamento temporale ha cosi costretto gli istituti più piccoli a effettuare operazioni di tipo “sale and buyback” dei  bond sottostanti. Con questa operazione s’intende la vendita dello strumento prima del termine del trimestre ad una finta controparte con lo scopo di ottenere liquidità per una nuova emissione di WMP. Il piano di raffreddamento varato dal governo lo scorso marzo, volto a incrementare i requisiti necessari alla concessione di prestiti, alle tasse sulle proprietà in alcune province, nonché la messa al bando a partire dal mese di maggio della pratica di “sale and buyback” non solo hanno stabilizzato i prezzi dei nuovi immobili residenziali nel mese di maggio ma anche reso alquanto difficile far fronte alle necessità di cassa per le piccole banche.

La ICBC infatti ha tenuto a sottolineare come la temporanea sospensione del servizio prestiti non fosse dovuta ad una mancanza di credito quanto più al razionamento della quota mensile ivi destinata, trasferendo invece la liquidità disponibile in altre operazioni, presumibilmente più speculative legate al mercato immobiliare, motivo per cui anche per luglio la big bank cinese parla di operatività solo per alcune linee. Per quanto durerà tuttavia la redditività del mercato immobiliare cinese? Si tenga conto infatti che, secondo un rapporto dell’International Monetary Fund, rispetto all’House Price to Wage Ratio, le più grandi città cinesi presentano i prezzi più alti per l’acquisto di una nuova casa.  Da un lato tuttavia i tassi d’interesse reale sono tornati positivi riducendo gli incentivi all’investimento nel mattone anche se la Banca Centrale sembra non aver alcun motivo per incrementare ulteriormente i tassi a breve termine. In primis non è certo interessata ad un rallentamento della crescita economica, al massimo ad un incremento graduale e dall’altro, non necessita dello strumento dei tassi per la difesa della moneta grazie al margine di manovra concesso dalle ingenti riserve di cui dispone. L’interrogativo rimane quindi sospeso, anche se di certo le ultime manovre poco coordinate della Banca Centrale lasciano con numerose incertezze gli investitori sulla capacità dei policy maker mandarini nell’evitare un salvataggio del sistema bancario.

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