PUNTO DI NON RITORNO

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I rendimenti del decennale italiano balzano al 7%. Prima regola: non farsi prendere dal panico

 Elezioni anticipate o governo di larghe intese per attuare le riforme necessarie che l’Unione Europea ha imposto all’Italia. Qualsiasi sia la via di uscita, l’importante è che venga imboccata al più presto, perché i mercati hanno dato ampiamente prova di non voler più concedere tempo al governo italiano. La situazione è precipitata in maniera drammatica all’indomani del voto alla camera del resoconto di Stato svoltosi l’8 novembre. La conferma che non c’è più una maggioranza in Parlamento ha accelerato la crisi politica e ha alimentato come benzina sul fuoco i timori dei mercati internazionali. I Titoli di Stato sono stati presi ulteriormente di mira e lo spread nei confronti del Bund tedesco è salito a livelli record. Ciò che più preoccupa, però, è il rendimento dei Titoli biennali, balzato per la prima volta al di sopra del 7%, soglia considerata dagli analisti come il punto di non ritorno. Difficile in questi frangenti pensare a come investire i propri risparmi, dal momento che il primo pensiero va a come fare per difenderli dal rischio di default tecnico che si sta paventando all’orizzonte per il nostro Paese. Tuttavia, se non si crede che il materasso sia l’unico posto sicuro dove mettere i propri soldi allora è bene analizzare, numeri alla mano, quali opportunità si stanno venendo a creare a causa dei continui affondi della speculazione.

 CDS ITALIA IN VOLATA

 La mancata risoluzione della crisi politica in Italia sta allungando inevitabilmente la fase di instabilità in cui versa il Paese da diversi mesi, in un momento in cui i mercati finanziari sono sempre più vigili sulle sorti delle economie europee maggiormente in crisi.  E’ sotto gli occhi di tutti che i livelli raggiunti dai Titoli di Stato italiani, i cui rendimenti già si stavano muovendo al rialzo da diversi mesi, non sono sostenibili ma soprattutto non del tutto giustificabili. Una crisi partita da lontano, cioè da quando, anche guardando al grafico dei CDS, nella non gratificante classifica dei Periferici, l’Italia si trovava tranquillamente alle spalle della Spagna. Oggi, al contrario, facendo riferimento alla curva dei rendimenti, l’Italia viaggia a braccetto addirittura con l’Irlanda.

 L’Italia è nuovamente sotto attacco speculativo e questo è noto. Proprio mentre la BCEconfermava il programma di acquisto dei titoli italiani e spagnoli sul mercato secondario, per cercare di calmierare i prezzi dei rendimenti decennali, si è assistito ad un netto innalzamento della curva dei rendimenti che, viste tali circostanze, si è totalmente appiattita lungo le principali scadenze con il rendimento del biennale a quota 7,5%, al pari di quello decennale, livelli massimi dal 1997.

 L’obiettivo dell’intervento di sostegno da parte della Banca Centrale Europea, deciso quando di fatto il rendimento del decennale italiano aveva sforato il tetto del 6%, era quello di ridurre quanto più possibile l’impatto sul Pil di un aumento del livello medio dei tassi passivi di finanziamento. Si è stimato infatti che l’aumento di 100 punti base del tasso sul debito erode il Pil lordo dello 0,2% il primo anno, dello 0,3% il secondo e di mezzo punto percentuale il terzo.

 Con riferimento allo spread BTP-Bund decennale, divenuto il termometro circa lo stato di salute del Paese, il desiderio primario degli investitori internazionali di badare prima a non prenderle ed eventualmente, solo dopo, a darle, ha spinto il rendimento del decennale tedesco all’1,735%, livello che esprime addirittura un rendimento negativo al netto dell’inflazione. Questo, unito alla svendita dei Titoli di Stato italiani, ha fatto balzare il differenziale tra i due titoli alla soglia record di 568 punti base, livello che ci porta indietro di 16 anni quando nel 1995 ci fu l’attacco speculativo di Soros alla Lira Italiana.

 Alla luce di quanto sta accadendo, un BTP italiano rende dunque all’incirca il 7% all’anno per i prossimi due anni, ma anche per i prossimi dieci. Il fatto che il biennale renda quanto il decennale è sintomatico di come i mercati finanziari reputino grave, nell’immediato, la situazione dei conti italiani. Tuttavia, per chi crede che il materasso non sia l’unica alternativa possibile, allo stato attuale questi livelli di rendimento giustificano un’attenta valutazione e soprattutto devono indurre gli investitori a non farsi prendere dal panico.

 ANALISI DEI SOTTO 100

Esiste però anche un’altra strada percorribile, quella rappresentata dai titoli corporate. Nella loro fattispecie, i certificati di investimento sono assimilabili ad obbligazioni emesse da banche e per questo motivo, risentono seppur in maniera differente, del deterioramento del merito creditizio delle banche stesse. In questo senso, continuano a mantenersi a livelli decisamente alti i rendimenti dei “Sotto100”. Prima di addentrarci nell’analisi è bene ricordare che i “ Sotto100”sono tutti quei certificati a capitale protetto che per via di una quotazione sotto il rimborso minimo previsto alla scadenza offrono di conseguenza un rendimento minimo garantito indipendentemente dall’andamento del sottostante a cui sono legati.

 Relativamente all’analisi condotta su tutti i certificati a capitale protetto quotati, rispetto al mese di ottobre, nonostante il progressivo deterioramento dello scenario italiano, su alcuni certificati si è riscontrata un inversione di tendenza. E’ soprattutto il caso delle emissioni di Banca IMI, alle quali abbiamo dedicato un dettagliato Punto Tecnico sul Certificate Journal numero 247 dello scorso 5 ottobre per spiegare i motivi del generalizzato aumento dei rendimenti. Prendendo ad esempio l’Equity Protection su FTSE Mib, identificato dal codice Isin IT0004621113, è possibile riscontrare che il rendimento annuo è passato dal 6,33% del 5 ottobre al 5,41% del 9 novembre.  Questo calo, che si traduce in un incremento del prezzo del certificato, è riconducibile in minima parte alle performance del sottostante, rimasto all’incirca sugli stessi livelli ( 14805,48 il 5 ottobre e circa 15.200 punti il 9 novembre). E’ invece stato influente l’allentarsi delle tensioni sulla capogruppo dell’emittente: infatti, nel periodo considerato, il CDS di Intesa Sanpaolo è passato da un livello di 418 basis point a 383 bp.

 Scorrendo la classifica aggiornata, in ogni caso , tra i 20 certificati con il rendimento più alto troviamo ancora una grossa predominanza di emissioni di Banca IMI. Al primo posto è tuttavia salito l’Equity Protection Performance dell’emittente francese Exane. Un certificato che abbina al suo interno la protezione del capitale, alla scadenza del 19 novembre 2013 restituirà nella peggiore delle ipotesi i 100 euro nominali, al rendimento dato da un flusso cedolare condizionato all’andamento del sottostante formato da un paniere di titoli azionari. Questo, legato al settore delle infrastrutture, è composto da CRH, Impregilo, Holcim, Saint-Gobain, Groupo Ferrovial ,Vinci e HeidelbergCement, di cui sono stati fissati gli strike rispettivamente a 17,10 euro, 2,40 euro, 71,80 franchi svizzeri, 37,53 euro, 7,58 euro, 37,78 euro e 44,40 euro.  In particolare a partire dal 19 novembre prossimo e successivamente con cadenza annuale verranno rilevati i prezzi dei sette titoli e se tutti saranno almeno pari ai rispettivi strike verrà erogata una cedola dell’8% annuo. Stando ai valori correnti, CRH a 12,615 euro, Impregilo a 1,995 euro, Holcim a 50,50 franchi svizzeri, Saint-Gobain a 30,855 euro, Groupo Ferrovial a 9,16 euro ,Vinci a 32,57 euro e HeidelbergCement a 31,375 euro, difficilmente si attiverà il pagamento della cedola tra dieci giorni. In funzione dell’andamento dei titoli il certificato viene esposto sul Cert-X di EuroTlx a un prezzo in lettera di 88,77 euro, quotazione che fa si che si possa ottenere un rendimento minimo del 6,15% annuo che eventualmente potrà incrementarsi se verranno erogate le cedole previste.

 

 

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