DIVIETO DI SHORT SELLING: ANCHE I CERTIFICATI SOTTO LA SCURE

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Il provvedimento CONSOB per fronteggiare il crollo dei titoli finanziari si estende anche ai certificati ed ETFs

A causa delle perduranti tensioni che stanno interessando i mercati in questi ultimi tempi,la CONSOB(così come le autorità di Belgio, Francia, Spagna e Grecia) ha deciso di prorogare sino al 30 settembre 2011 le misure restrittive in materia di posizioni nette corte su titoli azionari di 29 tra banche e assicurazioni. Coerentemente con tale decisione,la CONSOB ha, inoltre, prorogato l’efficacia delle misure relative all’obbligo di comunicazione delle posizioni nette corte su titoli azionari sino al 14 ottobre 2011.

Il divieto riguarda la possibilità di assumere posizioni nette corte (cioè vendere un titolo allo scoperto, anche attraverso l’utilizzo di strumenti derivati da cui deriva l’obbligo o la facoltà di consegnare lo strumento sottostante entro/a una certa data) ovvero incrementare quelle esistenti sul capitale degli emittenti identificati dalla stessa CONSOB, anche laddove ciò avvenga in una singola giornata di negoziazione (c.d. intraday).

A differenza delle limitazioni introdotte nel 2008 e 2009, la nuova posizione assunta dalla CONSOB sembra essere decisamente più restrittiva. Se prima, infatti, il divieto si applicava solo alle vendite effettuate sui mercati regolamentati italiani, le nuove restrizioni, in una chiara ottica di maggior protezione a favore degli emittenti in questione, vanno ad applicarsi agli scambi a prescindere dalla sede in cui avviene la negoziazione. Ciò comporta, ad esempio, che chi crea all’estero posizioni nette corte sui titoli oggetti del divieto, non sarà esentato dal rispetto delle limitazioni imposte dalla CONSOB.

Ancora più rilevante, poi, sembra essere il notevole ampliamento dell’ambito oggettivo di applicazione delle nuove restrizioni. I precedenti limiti, infatti, riguardavano esclusivamente le vendite delle azioni e non si estendevano alle operazioni su ETF o su derivati (OTC o meno). Attualmente, invece, non è possibile aprire nuove posizioni nette corte né tramite titoli, né tramite future, ETF, ETF short, covered warrant, certificates e altri derivati se l’attività sottostante il derivato è o contiene (nel caso di indici finanziari) gli strumenti finanziari oggetto del divieto.

Nel quadro delle restrizioni finora delineato, si inseriscono, tuttavia, alcune operazioni “permesse”. Secondo quanto riportato dalle FAQ (domande più frequenti) pubblicate dalla CONSOB è consentito:

  • mantenere le posizioni nette corte detenute direttamente o tramite derivati prima dell’entrata in vigore nelle nuove regole, senza alcun obbligo di coprirle con posizioni lunghe;
  • spostare posizioni nette corte su derivati, assunte prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, verso analoghi strumenti con scadenza successiva (c.d. roll-over) purché tale spostamento non comporti la creazione di una nuova posizione netta corta o l’incremento della precedente posizione netta corta;
  • assumere posizioni nette corte derivanti dalla negoziazione di derivati o altri strumenti finanziari su indice, a fini di copertura di posizioni lunghe sul mercato azionario, o su di un paniere di azioni oggetto del divieto. Tale “eccezione” e’ il risultato della forte pressione dell’industria (rimasta spiazzata da un approccio più restrittivo rispetto alle altre autorità europee, apparentemente giustificato dalla maggiore esposizione dei nostri emittenti), ma risulta di incerta applicazione dal momento che condizione imprescindibile e’ che tali posizioni corte siano “marginali”. Purtroppo, sul significato della parola “marginale”, la CONSOB non ha fornito, ad oggi, alcuna linea guida. Ciò fa supporre che, salvo ripensamenti dell’ultima ora, la fattibilità delle singole operazioni dovrà essere valutata  caso per caso con l’autorità, con un inevitabile e significativo impatto sull’operatività del mercato.

In termini pratici, quali sono le conseguenze del rinnovato intervento della CONSOB?

 E’ fuori discussione che gli intermediari che operano sul mercato siano chiamati a prestare maggiore attenzione alla composizione dei portafogli dei propri clienti e, se del caso, ad allertare gli stessi del rischio di creazione di posizioni nette corte ed invitarli a riposizionare l’esposizione in maniera, almeno neutra (se non lunga). Gli investitori, a loro volta, devono prendere in considerazione l’idea di rivalutare le proprie strategie d’investimento (laddove siano piuttosto “speculative”) per rispettare il divieto.

 La CONSOB, dal canto suo, non sembra fare sconti ed è presumibile che monitorerà il mercato attentamente. Del resto, nell’ambito dei precedenti divieti di short selling, l’Autorità ha irrogato già alcune sanzioni nei confronti degli operatori ammessi alle negoziazioni nei mercati regolamentati per non aver ottemperato, nell’interpretazione della CONSOB, ai propri obblighi con diligenza, correttezza e trasparenza al fine di assicurare l’integrità dei mercati.

 Fatta questa breve disamina del provvedimento della CONSOB, resta da verificare l’effettiva efficacia dei provvedimenti in questione. Se da una parte, infatti, è innegabile una maggiore stabilità dei titoli oggetto del divieto, occorre constatare come le turbolenze e le speculazioni del mercato non siano state sconfitte ma abbiano, ora, cambiato obiettivo, concentrandosi su titoli “industriali”, cioè quelli non oggetto del divieto.

 In generale, ancora una volta non si può fare a meno di notare come, anche in questa circostanza, l’Europa si sia mossa in maniera tutt’altro che coordinata. Da una parte, Italia, Francia, Spagna, Grecia e Belgio che hanno imposto i limiti più restrittivi; nel mezzo la Germania, che si è limitata a confermare il divieto solo per le vendite “naked” (ossia le vendite allo scoperto non assistite, al momento dell’ordine, dal prestito dei titoli); dall’altra tutti gli altri paesi che si sono decisamente rifiutati di imporre limiti e divieti allo short selling, trai i quali la Gran Bretagna . Tutto ciò, di certo, non ha contribuito a creare un fronte comune contro le speculazioni annacquando così anche gli interventi dei paesi più prudenti.

Rubrica a cura di Hogan Lovells

Hogan Lovells è uno dei maggiori studi legali internazionali ed è presente con oltre 40 uffici in Europa, Asia, Medio Oriente, Stati Uniti e America Latina ed offre un servizio di consulenza ed assistenza legale alle maggiori società internazionali, ad istituzioni finanziarie ed organizzazioni governative. Lo studio Hogan Lovells è attivo tanto in operazioni multi-giurisdizionali complesse per gli aspetti giuridici ed economici, sia su contenziosi di elevato profilo.  Con circa 2.500 avvocati lo studio legale si posiziona fra i primi 10 al mondo ed offre un servizio al cliente di eccellenza,  un lavoro di squadra ed un approccio orientato al business.  Gli uffici di Milano e Roma hanno aperto le loro sedi in Italia nell’ottobre 2000 e vantano oggi oltre 110 professionisti, tra cui 19 soci e 7 Of Counsel attivi in tutti i rami del diritto d’impresa.

 

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