Barriere in avvicinamento

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La correzione ha fatto scattare i primi alert sui certificati con barriera. Ecco un’analisi dei Bonus da cui stare alla larga e di quelli da seguire

La correzione ancora in atto, che proprio nella giornata odierna ( 15 giugno n.d.r.) ha accentuato il proprio ritmo, sta facendo tornare l’incubo barriere. I primi certificati che vi andremo a presentare in questo Approfondimento dedicato all’osservazione delle emissioni “pericolanti”, sono i classici Bonus e Bonus Cap con barriera continua, ossia quelli che risentono maggiormente dell’andamento ribassista del sottostante e dell’incremento della volatilità, essendo caratterizzati da una reattività maggiore rispetto a quelli con barriera osservata solo alla scadenza. Brevemente, ricordiamo che per tutti questi certificati, inseriti nella categoria Acepi a capitale protetto condizionato, il profilo di rimborso a scadenza prevede che si riceva un bonus, prestabilito all’emissione, a patto che nel corso della vita del prodotto non venga violato un livello predefinito, posto al ribasso rispetto allo strike, ovvero la barriera. La violazione, oltre a provocare l’estinzione anticipata dell’opzione bonus, causa la perdita della protezione condizionata del capitale e costringe lo strumento a tramutarsi in un classico Benchmark a replica lineare del sottostante. Attenzione però al fattore dividendi, in quanto a violazione avvenuta, il prezzo del certificato tende ad accentuare il proprio ribasso per effetto dello sconto dei dividendi stimati fino alla scadenza.

VIRTUALMENTE KO

Con scadenza il 4 novembre prossimo ed un buffer da barriera dell’1,39%, stando ai prezzi rilevati in chiusura di seduta di martedì 14 giugno, il Bonus Cap di Unicredit scritto su Unione Banche Italiane ( codice Isin DE000HV8F4Q0) è il certificato che più ha sofferto per la correzione delle ultime settimane. Il titolo infatti dal 31 maggio scorso,ha ceduto il 22,38%, penalizzato sia dalla crisi greca che dall’operazione in corso di aumento del capitale, con un prezzo teorico fissato a 3,808 euro. Rilevato lo strike il 27 aprile scorso a 5,97 euro, in assenza di evento knock out il certificato rimborserà a scadenza 125 euro se il valore di UBI sarà compreso tra 4,179 e 7,46 euro. Per valori superiori al valore up invece il rimborso replicherà il rialzo complessivo del titolo, fino a un massimo di 150 euro, corrispondenti ad un fixing di 8,96 euro. In caso di rottura della barriera il certificato replicherà la variazione complessiva del sottostante mantenendo tuttavia il cap in caso di rialzo. Dato uno spot di 4,24 euro, il fair value del certificato è pari a 70,85 euro, inferiore quindi alla corrente quotazione di 76 euro. Ipotizzando la mancata violazione dei 4,179 euro, il rendimento sarebbe esplosivo, ossia pari al 64,47%,  ma in caso di rottura, supponendo un livello a scadenza di 4,24 euro, si registrerebbe una perdita del 6,77% sui 76 euro di potenziale acquisto.

CADUTA LIBERA

A poco è servito l’accordo con Apple e il lancio di un nuovo piano di ristrutturazione, il titolo Nokia è ormai in caduta libera e, complici i tagli di rating di Fitch e Standard and Poor’s che hanno posizionato il debito a lungo termine della compagnia finlandese vicino alla categoria junk bond, sembra direzionato verso i minimi del 1997. Appeso ad un filo in chiusura di seduta di martedì 14 giugno, ha poi subito l’inevitabile evento barriera nel corso della mattinata successiva il Bonus Cap di BNP Paribas con scadenza il prossimo 21 dicembre ( codice Isin NL0009525104). Il certificato, la cui barriera era posta a 4,242 euro, ovvero al 70% dello strike fissato a 6,73 euro, per effetto della violazione in intraday avvenuta il 15 giugno, è affondato fino ad un minimo di 67 euro.

AD UN PASSO DALLA ROTTURA

Così come UBI, anche il titolo Banca Monte dei Paschi di Siena è stato penalizzato dalla sofferenza del settore bancario e dalla decisione di varare un aumento di capitale. Il titolo ha perso negli ultimi tre mesi il 17,6%, mettendo a rischio il Bonus Cap di BNP Paribas (codice Isin NL0009525138), con strike rilevato proprio lo scorso marzo a 0,939 euro. Se fino a scadenza, fissata il prossimo 21dicembre, MPS non avrà mai perso più dell’8,15% che divide lo spot corrente di 0,766 euro dalla soglia invalidante pari a 0,704 euro, il certificato rimborserà 109 euro. Per un prezzo d’acquisto di 90,5 euro, il premio su base semestrale è quindi pari al 20,44%. Tuttavia, poiché alla quotazione corrente del sottostante, il fair value del certificato è pari a 81,58 euro, l’eventuale rottura della barriera lungo la vita residua, determinerebbe una perdita sul prezzo di carico pari al 9,86%, nell’ipotesi di chiusura del sottostante sul valore attuale.

OIL&GAS A META’ DEL CAMMINO

Con un buffer da barriera del 9,54%, il Bonus Cap di BNP Paribas scritto sull’indice Eurostoxx Oil & Gas (codice Isin NL0009421718) ha coperto metà della distanza tra lo strike e la barriera. Rilevato il primo sul rally di febbraio a 349,5 punti ha fissato la soglia attivante del bonus del 6% ad un livello corrispondente ai 286,59 punti, ovvero ad una distanza del 18%. Dopo essere riuscito a riprendere quota dopo la discesa di marzo, l’indice settoriale è affondato nuovamente con gli inizi di maggio fino ad uno spot corrente di 316,83 punti. Se fino alla scadenza, fissata per il 20 dicembre prossimo, l’indice non chiuderà mai al di sotto della barriera, tale certificato, ad un prezzo d’acquisto di 95,15 euro, offre un rendimento massimo dell’11,4%. In caso di rottura però, dal momento che il rimborso replicherà la variazione complessiva del sottostante, per un valore finale dell’indice pari a quello attuale, il rimborso sarà pari a 90,65 euro, con una perdita del 4,73%.

IL LEONE DI TRIESTE ALLA PROVA DEL 13

Anche il Bonus Cap di BNP Paribas scritto su Generali ( codice Isin NL0009098912), sta soffrendo la correzione subita dal titolo ma il rischio di perdita dell’opzione bonus è mitigato da una durata residua di poco più di quattro mesi e da un buffer del 10,11%. Benché il trend del titolo assicurativo nelle ultime settimane sia stato migliore di quello dell’indice italiano, il certificato è penalizzato dallo strike rilevato il 5 novembre 2009 a 17,42 euro, sui massimi post crack finanziario. Alla scadenza, posta il 2 novembre 2011, per un valore finale pari ai 14,54 euro correnti, in caso di mancata rottura della soglia invalidante posta a 13,07 euro, il rimborso sarebbe di 115 euro. Per una chiusura superiore ai 20,03 euro, il certificato replicherebbe il sottostante fino a un rendimento massimo di 130 euro. Per lo stesso scenario finale, in caso di evento knock out, il rimborso sarebbe pari a 83,47 euro. Dato un prezzo di 99,45 euro, in assenza di rottura della barriera, il rendimento complessivo è pari al 15,64%.

FTSE MIB, SCATTA L’ALERT

E’ ancora superiore al 10% ma desta comunque preoccupazioni, il buffer del primo certificato Bonus in elenco con sottostante un indice azionario. Si tratta del Bonus Cap, sempre della banca francese BNP Paribas, scritto sull’indice italiano FTSE Mib in scadenza il 20 dicembre prossimo ( codice Isin NL0009421700).  La correzione a cui ha assistito l’indice, in linea con l’arretratezza delle principali borse europee, ne ha eroso il buffer ad un valore corrente dell’11,87% sulla soglia down a 17959,99 punti indice. Con gli attuali 20378,13 punti, in assenza di rottura della barriera, il certificato pagherebbe un premio di 9 euro ogni 100 di nominale. Tale importo è inoltre pari al rimborso massimo, ovvero, per qualsiasi valore dell’indice superiore a 17959, 99 punti, il bonus ricevuto sarebbe lo stesso. Tuttavia, in caso di evento knock out, per un valore finale pari a quello corrente di 20378,13 punti, il rimborso sarebbe pari a 89,64 euro. Data una lettera di 97,5 euro, ipotizzando il medesimo scenario a scadenza, in caso di rottura della barriera la perdita sarebbe dell’8,06%, mentre in assenza di evento knock out, il rendimento ammonterebbe all’11,79%.

ENI, UNA DISCRETA OPPORTUNITA’

Una barriera così vicina al valore iniziale, come quella del Bonus Cap su Eni di BNP Paribas posta all’81% (codice Isin NL0009421403), può essere fortemente a rischio in una fase correttiva di mercato, anche quando il sottostante è una big come Eni. Per effetto di uno strike rilevato lo scorso 20 gennaio, in piena fase rialzista dell’intero mercato italiano a 17,45 euro, lo spot di 16,17 euro dista solo il 12,59% dalla barriera posta a 14,1345 euro. Nell’ipotesi di tenuta della soglia invalidante, a scadenza, il 20 dicembre prossimo, l’importo ricevuto sarà pari a 108 per certificato. Data una lettera sul Sedex di 98,2 euro, il rendimento a scadenza sarebbe pertanto pari al 9,98% in assenza di evento knock out. Nel caso invece di rottura durante la vita residua, per un valore di Eni inferiore a 17,18 euro, il rendimento sarà negativo. Per una quotazione finale pari a quella corrente per esempio, la perdita sarebbe pari al 5,64%.

EASY EXPRESS

Dopo aver analizzato i certificati di tipo Bonus con barriera continua, passiamo ad osservare lo scenario in cui versano gli Easy Express, ossia i Bonus con Cap dotati di una barriera osservata solo alla data di valutazione finale. Emessi da Macquarie, gli Easy Express offrono l’opportunità di mirare ad un rendimento predefinito a condizione che alla data di valutazione finale il sottostante si trovi al di sopra della barriera. Al di sotto di questa, si comportano invece come i classici Bonus, replicando linearmente la variazione negativa del sottostante a partire dallo strike.

L’analisi è stata condotta su tutti gli Easy Express quotati sul Sedex con durata residua superiore a un mese. Sono stati pertanto esclusi tutti quei certificati che andranno in scadenza il prossimo 23 giugno. La prima selezione si riferisce agli Easy Express che vedono il sottostante al di sotto del livello barriera e che, pertanto, potrebbero beneficiare di una crescita esplosiva in caso di recupero della barriera prima della scadenza.

Il certificato con sottostante Nokia è quello che si contraddistingue per il livello barriera più distante rispetto ai corsi attuali del titolo. La pesante flessione registrata dal titolo tecnologico in seguito ai due warning sugli utili, ha portato l’Easy Express identificabile con codice Isin DE000MQ2CFE8 a perdere circa la metà del suo valore nominale , corrispondente allo strike iniziale di 7,72 euro. La distanza dall’ultimo livello utile per l’erogazione del rimborso express, posizionato a 6,56 euro, è pari al 49%.

In virtù dell’orizzonte temporale ancora sufficientemente lungo, per via della scadenza prevista per il 2 luglio 2012, e in considerazione di un gap che distanzia gli attuali corsi dal livello barriera tuttavia non così ampio, particolarmente interessante è la proposta firmata Macquarie sul titolo bancario Intesa Sanpaolo (Isin DE000MQ2CFD0).

Nonostante i forti ribassi accusati dal titolo, in seguito all’aumento di capitale, che ha comportato tra l’altro anche la rettifica dei livelli iniziali, la barriera oggi distante il 16,77%,  vista anche l’elevata volatilità, può non rappresentare uno strappo così difficile da ricucire in oltre un anno di tempo mancante alla scadenza. La quotazione esposta in lettera dal market maker al Sedex di 74,1 euro, garantirebbe in tale scenario un ritorno del 62,62%, ovvero circa quattro volte la performance richiesta al sottostante per garantire tale rimborso. E’ da sottolineare, poi, come il costo opportunità per il possesso di tale strumento, anche in ottica di switch dal sottostante stesso, sia decisamente molto basso. Infatti il fair value del prodotto, considerando lo stesso come un classico benchmark, sarebbe oggi pari a circa 72 euro contro una corrente quotazione di 74,1 euro. Questo significa che qualora non si dovesse assistere ad un rialzo del sottostante tale da riportare i corsi di Intesa Sanpaolo al di sopra dei 2,11 euro, l’investitore si aggancerà in maniera lineare alle performance del sottostante con una perdita aggiuntiva di soli 2,8 punti percentuali.

Mettendo da parte il settore bancario e passando alla seconda selezione, che tiene conto dei certificati con buffer positivo, si mette in evidenza l’Easy Express sul titolo Telecom Italia (Isin DE000MQ2CFH1). Il certificato, emesso con uno strike iniziale pari a 1,078 euro, in linea con il classico profilo di rimborso di questa struttura, qualora alla scadenza prevista per il 2 luglio 2012 i corsi del titolo si trovino ad un valore almeno pari alla barriera posizionata a 0,92 euro, rimborserà l’intero nominale maggiorato di un rimborso express di 24,5 euro. Stando agli attuali 0,951 euro, ovvero con un buffer dal livello invalidante di soli 3,26 punti percentuali, il certificato è oggi acquistabile a 94,15 euro. Sebbene il margine da difendere sia piuttosto esiguo e addirittura negativo nel caso si consideri il corposo dividend yield che promette il colosso telefonico, gioca a favore la volatilità storicamente inferiore a quella di mercato. A fronte di ciò, l’upside ammonta oggi al 32,24%.

Tra i certificati di questa speciale classifica che consentono ancora di avere un discreto margine positivo sul rispettivo livello invalidante, si trova l’Easy Express su Eni (Isin DE000MQ1NWE2). L’alto dividend yield del sottostante anche in questo caso, annulla virtualmente il buffer dell’8,35% che distanzia gli attuali 16,17 euro del titolo dal livello invalidante posizionato a 14,82 euro. In linea con il ribasso accusato dall’azione dal suo livello iniziale, rispetto agli 81,63 euro di partenza, anche il certificato ha registrato sostanzialmente il medesimo calo, visti gli attuali 76,3 euro esposti in lettera al Sedex, i quali garantiscono in caso di tenuta a scadenza del livello barriera, un ritorno del 31,06%.

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