Cina e Stati Uniti, sulla cresta dell’onda

  • Print
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • PDF

Dopo il Butterfly e il Dolphin, il mercato italiano scopre lo Shark. Il viaggio nel regno animale continua

Uno dei punti di forza riconosciuti allo strumento “certificato” è da sempre quello di sapersi adattare ai cambiamenti del mercato e di essere in grado di rispondere alle esigenze degli investitori. A partire dalla protezione del capitale introdotta dagli Equity Protection, passando per i Bonus con barriera valida solo a scadenza fino ad arrivare ai recentissimi Express con cedola garantita, i certificati si sono rivelati dei validi compagni di viaggio per quanti si sono trovati ad affrontare il problema di dover riorganizzare i propri portafogli in un contesto di mercato stravolto dalla crisi finanziaria.

A poche settimane dall’inizio del 2011, una nuova interessante novità è stata emessa sul mercato da Macquarie Oppenheim, l’emittente australiana che dal mese di aprile dello scorso anno ha rilevato parte delle attività della banca privata tedesca Sal. Oppenheim. Proposti con un nome commerciale inedito e con una struttura finanziaria che in una sola occasione, nel 2010, era stata avvistata sul nostro mercato, i due nuovi certificati sono stati portati in quotazione sul Sedex di Borsa Italiana da Macquarie Oppenheim a partire dal 28 febbraio e tendono a replicare un investimento sull’indice cinese Hang Seng China Enterprises o su quello statunitense S&P500 con una struttura a capitale interamente protetto. Ispirati in parte al profilo finanziario dei certificati Butterfly, i due strumenti dell’emittente australiana offrono l’opportunità di replicare linearmente al rialzo i rispettivi indici sottostanti e di proteggere interamente il capitale nominale in caso di andamento negativo: come i Butterfly, tuttavia, prevedono una barriera posta al rialzo, che ha il compito di bloccare e annullare la partecipazione all’andamento positivo del sottostante e di far maturare un premio di consolazione atto a coprire almeno parzialmente gli effetti dell’inflazione sul capitale investito. Nel dettaglio, i due certificati sono stati proposti da Macquarie con il nome commerciale Shark Rebate Certificates, dove Shark sta ad indicare lo squalo che idealmente viene raffigurato sul grafico di payoff a scadenza, e il Rebate rappresenta quel premio che va ad aggiungersi al nominale in caso di evento barriera. Date le differenze tra i due certificati, passeremo ora ad analizzarli singolarmente, partendo da quello che consente di investire sul mercato a stelle e strisce.

SHARK SULLO S&P500

Il primo dei due nuovi certificati di Macquarie (Isin DE000MQ12JE4) ha come sottostante l’indice americano S&P500 e prevede una durata di quattro anni, al termine dei quali, come detto in precedenza, assicura il rimborso del capitale in virtù della presenza dell’opzione di protezione incondizionata. Emesso con strike pari a 1320,88 punti, corrispondenti al livello di chiusura dell’indice alla data del 9 febbraio scorso, il certificato garantisce la partecipazione integrale al rialzo del sottostante, purché questo non quoti mai ad un livello pari o superiore ai 1895,46 punti. A questo livello è infatti posizionata la barriera che farebbe scattare la perdita della partecipazione e trasformerebbe il certificato in uno strumento a reattività azzerata. A parziale consolazione di tale perdita, all’evento barriera è associato il pagamento di un premio dell’8% del nominale ( pari al 2% annualizzato semplice), utile a compensare gli effetti negativi causati dall’inflazione. Sulla base di tali caratteristiche, il funzionamento dello Shark Rebate è pertanto semplice da comprendere: per variazioni dello S&P500 negative rispetto allo strike, alla scadenza il certificato riconosce i 100 euro nominali; per variazioni positive, senza che sia mai stato raggiunto il livello barriera, il prodotto replica in positivo l’intera performance percentuale dallo strike; per qualsiasi variazione in presenza di evento barriera, lo Shark garantisce il rimborso del nominale maggiorato del “rebate” dell’8%. Se ne ricava che a meno di un andamento fortemente positivo dell’indice, tale da condurre le quotazioni di oltre il 20% al di sopra dei precedenti massimi storici segnati a 1565,15 punti a ottobre 2007, il certificato agirà come un classico Equity Protection con protezione e partecipazione pari al 100%. Inoltre, grazie alla presenza in struttura dell’opzione Quanto, nonostante l’esposizione in dollari dell’indice statunitense, le variazioni del tasso di cambio non avranno alcuna influenza sul prezzo del certificato, nel durante come alla scadenza.

Per comprendere ancora più chiaramente quali sono le prospettive dello Shark Rebate, si ipotizzi che alla data di valutazione finale del 10 febbraio 2015 lo S&P500 si trovi a: 700 punti, in ribasso del 47% dallo strike e all’incirca dai valori correnti. In tal caso il rimborso ammonterà a 100 euro, o a 108 nel caso in cui prima della scadenza l’indice abbia quotato almeno una volta al livello barriera.

– 1665 punti, in rialzo del 26% circa dallo strike e dai valori correnti, superando i massimi storici. In tal caso il rimborso sarà di 126 euro, o in alternativa di 108 euro nel caso in cui prima della scadenza l’indice abbia quotato almeno una volta al livello barriera.

– 2000 punti, in rialzo del 51% circa dallo strike e dai valori correnti. In tal caso il rimborso ammonterà a 108 euro.

Nei primi giorni di quotazione, a fronte di una quotazione dell’indice statunitense ferma sui valori di strike, il certificato è stato scambiato nei pressi del nominale.

SHARK MADE IN CHINA

Il secondo Shark Rebate lanciato in quotazione da Macquarie Oppenheim vede come sottostante l’indice delle H-Shares cinesi quotate ad Hong Kong (Isin DE000MQ12JF1) e presenta una durata di quattro anni. Lo strike è stato rilevato in chiusura di seduta del 10 febbraio scorso ed è posto in corrispondenza dei 12022,60 punti. Alla scadenza, analogamente al gemello, il certificato proteggerà il nominale in caso di andamento negativo dell’indice, mentre ne rifletterà interamente la performance positiva fino al raggiungimento della barriera posta ad una distanza del 68%, ovvero a 20197,97 punti. All’eventuale violazione di questo livello è associato il pagamento di un rebate dell’8%. Osservando un grafico di lungo periodo dell’Hang Seng China Enterprises si nota come il livello a cui è stata fissata la barriera è stato già raggiunto in passato dall’indice, e più precisamente il 30 ottobre 2007, allorché fu segnato il massimo storico a 20400 punti.

Tuttavia, nonostante la congiuntura favorevole che vede la Cina in rampa di lancio per diventare una delle economie più forti del pianeta, un ritorno sui massimi storici, distanti più del 70% dai valori attuali, non appare dietro l’angolo. Per questo motivo, lo Shark Rebate di Macquarie potrebbe essere utilizzato come strumento di diversificazione su un’area geografica ad elevato potenziale, considerando tuttavia attentamente il fatto che per via della particolare struttura opzionale, nell’arco del breve o medio periodo non sarà facile assistere a voluminosi scostamenti del prezzo dal nominale anche in presenza di forti movimenti positivi dell’indice. 

DALLO SQUALO AL DELFINO

La struttura opzionale sottostante allo Shark Rebate di Macquarie non è tuttavia la prima volta che viene presentata sul mercato italiano. Nel corso del 2010, infatti, era stata la svizzera Ubs ad adottarla per l’emissione di un analogo certificato che per scelta commerciale prese il nome di Dolphin Certificate (Isin DE000UB18WL4). In entrambi i casi, che si tratti dello squalo australiano o del delfino svizzero, è la caratteristica pinna che prende forma disegnando il grafico di payoff della combinazione di opzioni ad ispirare la scelta del nome. Va ricordato, infatti, che spesso e volentieri i fantasiosi nomi commerciali che vengono affibbiati alle strutture che sono alla base dei diversi prodotti di investimento sono il frutto della forma che assumono le rappresentazioni grafiche dei rimborsi a scadenza. E’ così che il Butterfly, ossia il certificato a capitale protetto con doppia barriera, che si ispira alla relativa figura in opzioni prende il proprio nome dalle ali di farfalla che si disegnano sul relativo grafico di payoff a scadenza.

Ed è così anche per il Dolphin o per lo Shark Rebate, che per l’appunto rendono l’idea della pinna che si disegna sul grafico a scadenza della combinazione di opzioni sottostanti. Nello specifico, la pinna viene a crearsi sul payoff in corrispondenza del livello barriera, rotto il quale, come detto in precedenza, il certificato smette di seguire linearmente il sottostante e perde interamente la partecipazione al rialzo. Nel funzionamento, il certificato con la pinna riflette esattamente ciò che avviene nella parte destra del grafico di un Butterfly Max ( ovvero con Rebate) e pertanto è possibile ricondurre il Dolphin, lo Shark Rebate e il Butterfly alla medesima struttura opzionale  di base: più semplicemente, in un fantastico viaggio nel regno animale, delfino o squalo valgono metà farfalla.

Dando uno sguardo al comportamento del Dolphin di Ubs, si può ottenere un’indicazione di massima di quello che potrebbe essere l’andamento dei due nuovi Shark Rebate di Macquarie. Ciò che va rilevato in merito al certificato della banca svizzera è la scarsa reattività che la struttura ha dimostrato fino ad ora, confermando appieno le perplessità che una combinazione di opzioni siffatta possa essere idonea a riflettere nel breve termine i movimenti positivi del sottostante. Per ottenere la misura della staticità fisiologica di tale struttura è sufficiente osservare la quotazione del Dolphin, pari a circa 980 euro, e raffrontarla con la performance realizzata nel frattempo dal sottostante.

Più nel dettaglio, partendo dai 6166,34 punti dello strike, l’indice Dax ( il sottostante ) ha messo a segno una performance positiva di circa il 18% fino ai 7300 punti segnati in avvio di settimana; a fronte di un saldo ampiamente positivo, tuttavia, il certificato è addirittura fermo al di sotto del nominale. Ma a dispetto di quello che potrebbe apparire come un inspiegabile ritardo, il certificato non sta facendo altro che riflettere lo scenario attualmente più probabile, ovvero l’evento barriera che scatterebbe al raggiungimento da parte dell’indice dei 7707,93 punti. Posta ad una distanza di soli 5,50 punti percentuali dai valori correnti, la barriera farebbe infatti perdere allo strumento la partecipazione al rialzo del sottostante e darebbe luogo al pagamento di un premio del 5%. In altri termini, se il Dax non arresterà la propria corsa sarà molto probabile che il certificato alla scadenza rimborsi i 1000 euro nominali maggiorati di un “rebate” del 5%. Da qui si comprende il motivo per cui allo stato attuale il certificato non possa spingersi al rialzo, trainato da un sottostante che ha corso fin troppo. Si rammenta peraltro che la scadenza del Dolphin è fissata al 23 luglio 2013 e pertanto è ancora elevato il tempo residuo per consentire alla barriera di sentirsi al riparo dalla violazione.

Riassumendo, il Dolphin di Ubs rimborserà un ammontare minimo di 1000 euro se il livello finale dell’indice Dax sarà inferiore ai 6166,34 punti rilevati in fase di emissione. In caso di rilevazione superiore a tale livello, l’intera performance positiva verrà riconosciuta ai possessori ma solo se il rialzo non si sarà mai spinto fino a una barriera del 125% dello strike. Più dettagliatamente, se nel corso dei tre anni l’indice avrà quotato anche per una sola volta ad un livello pari o superiore ai 7707,93 punti, alla scadenza verrà liquidato un importo pari al nominale maggiorato del 5%, a prescindere dal livello a cui si troverà l’indice alla data di valutazione finale. Se invece l’indice non avrà mai quotato ad un livello pari o superiore alla barriera, l’importo di esercizio sarà pari al nominale maggiorato dell’effettivo rialzo realizzato dall’indice o il solo nominale, come già evidenziato, se questo si troverà in territorio negativo. Le caratteristiche peculiari del certificato di Ubs sono quindi la protezione totale del capitale a scadenza e la partecipazione integrale al rialzo, ma solo fino alla barriera del 125%; oltre tale soglia, il premio di consolazione del 5% permette di non tornare a casa a mani vuote.

 Per maggiori approfondimenti clicca qui

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)

Lascia un commento