E’ uscito il Certificate Journal n. 537

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Il 2017 dei certificati si sta concludendo nel migliore dei modi, con volumi in sostenuta crescita e costante partecipazione sia dal lato degli emittenti, impegnati con continuità a garantire assistenza e formazione agli investitori, sia dal lato dei promotori e consulenti finanziari, che dimostrano interesse verso strumenti alternativi in previsione di quelli che potranno essere i cambiamenti imposti dalla MiFID II a partire da gennaio 2018. In questo contesto sono numerosi gli interrogativi che accompagnano il 2018 dell’industria ma tra questi non figurano i dubbi sull’efficienza dei prodotti, reduci da un 2017 brillante che ha messo in luce le peculiarità dei certificati con barriera in un mercato scarsamente volatile come quello che si sta vivendo ormai da diversi mesi.

L’interesse suscitato dalle emissioni come il Certificato della Settimana è la conferma della sempre maggiore diffusione dei certificati con cedola e dell’esigenza da parte degli investitori di poter contare su strutture altamente difensive, almeno sulla carta, e al contempo potenzialmente redditizie, accettando il compromesso del rischio azionario. Di emissioni di tipo Phoenix o Cash Collect, nel 2017 se ne sono contate a centinaia e in gran parte hanno rispettato gli impegni presi, come detto anche grazie a una volatilità talmente bassa da rendere poco probabile una violazione delle barriere.

Non tutto però è andato nel verso giusto. Una fetta di investitori ha infatti scelto, nel corso dell’ultimo anno, di diversificare sulle valute emergenti potendo contare sulla solidità della protezione condizionata offerta dai meccanismi Plus o Airbag. Affascinanti ma terribilmente infide, le valute emergenti di Paesi come la Turchia e il Sudafrica hanno dato il peggio nell’ultimo trimestre, decimando il valore dei prodotti in valuta scoperta come le obbligazioni o i certificati. Tuttavia, al danno del forte calo della lira turca o del rand sudafricano si è aggiunta la beffa dell’ulteriore impennata dei contratti a termine, ovvero i forward, che hanno accentuato le perdite per molti certificati. Lo speciale approfondimento cerca di spiegare cosa sta succedendo e perché bisogna tenere i nervi saldi.

Se vuoi continuare a leggere l’articolo vai sul CJ n.537

 

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