Crescono i dubbi su agenda Trump, riforma fiscale vero banco di prova

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La reazione dei mercati alla mancata abrogazione dell’Obamacare è stata alquanto
composta nonostante il segnale arrivato dalla Camera statunitense non sia stato dei più
rassicuranti. Trump ha deciso di togliere per il momento la cancellazione dell’Obamacare
dalle proprie urgenze viste le divisioni all’intero del partito repubblicano. Ora il focus passerà sul fulcro dell’agenda Trump, ossia la riforma
fiscale, che lo stesso Trump ha preannunciato come “rivoluzionaria”, la più ambiziosa dai
tempi di Ronald Reagan.

Riforma fiscale che ora appare più difficile poiché l’insuccesso di
Trump su uno dei punti chiave del suo programma
elettorale ha fatto emergere fondati
dubbi circa la capacità del nuovo presidente di attuare effettivamente le riforme promesse, evidenziando, inoltre, le difficoltà di Trump ad
aggregare un congruo all’interno del suo stesso
partito. Difficoltà ancora più lampanti se si considera la robusta maggioranza dei repubblicani alla Camera (237 membri su 435). E’
lecito dubitare sul fatto che quando si passerà al dibattito sulla riforma fiscale filerà tutto liscio. Non va dimenticato che l’ultima riforma fiscale risale a Ronald Reagan, che ci mise 4 anni a realizzarla.

Il problema è che la riforma fiscale necessiterà di notevoli risorse e proprio l’abolizione
dell’Obamacare rappresentava probabilmente la voce principale di risparmio, circa 1.000
miliardi di dollari secondo le previsioni dei Repubblicani.
Un risparmio che viene a mancare per il momento e toglie risorse che sarebbero
state vitali anche per quanto riguarda il piano infrastrutture e l’inizio della costruzione del
muro con il Messico.

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