L’ottovolante delle valute

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I certificati leverage di tipo “Turbo e Short” e “Minifuture”
hanno avuto il loro momento di massima affermazione sul mercato italiano tra il 2002  e 2008, allorché venivano utilizzati in sostituzione dei covered warrant da parte dei trader , per la loro capacità di essere immuni alle variazioni di volatilità e time decay, o dagli investitori per l’ampia diversifi cazione di sottostante che consentiva anche sul lungo periodo di non doversi esporre al trading in futures con conseguenti rollover e aggravio di costi.

L’avvento delle cosiddette “macchinette” e la diffusione delle piattaforme
di CFD ne hanno arrestato di colpo il processo di sviluppo e solamente nell’ultimo
biennio, con il consolidamento della leadership sul segmento da parte di BNP Paribas,
con l’acquisizione del ramo equity derivatives di The Royal Bank of Scotland, sono tornati ad occupare un posto di rilievo con una veste nuova,
meno improntata al trading intraday e più a quella di copertura.

Tra i sottostanti più richiesti dagli utilizzatori di certificati leverage ci sono le
valute, ovvero i tassi di cambio tra euro e dollaro e/o euro e yen. Benché il Forex sia ormai
accessibile a chiunque grazie alla nascita di numerosi  broker che offrono piattaforme con leve finanziarie “monstre”, la quotazione in continua in Borsa Italiana o sul Cert-X di EuroTLX, la natura giuridica di derivati cartolarizzati emessi da banche di investimento di primario ordine, il mancato obbligo di aprire conti derivati e soprattutto la garanzia di non poter perdere più del capitale investito, fanno pendere le preferenze degli investitori verso i Mini Future o Turbo Short di cui appunto BNP Paribas è l’unico emittente finora in Italia. C’è poi un ulteriore elemento che…

Se vuoi continuare a leggere l’articolo vai sul CJ n.427

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