Barriere ANTI GREXIT

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Quante volte in questi ultimi mesi si è sentito dire che per riuscire a spuntare qualche
punto in più di rendimento, ora che i Titoli di Stato e le obbligazioni offrono
ritorni decimali anche sulle scadenze lunghe, è necessario esporsi al rischio azionario.
In tanti lo hanno già fatto, riuscendo a partecipare alla festa organizzata da
Mario Draghi, che con il suo QE ha fatto lievitare le quotazioni dei principali listini
del Vecchio continente di circa il 25% da inizio anno, ma molti altri preferiscono attendere
quantomeno che si manifesti la tanto attesa correzione tecnica per riuscire
ad entrare a prezzi più bassi.

Quando si parla di rischio azionario, tuttavia, occorre fare dei distinguo: investire sulle azioni di una società come Twitter o Tesla non è
come acquistare quelle di Snam o Ansaldo.
Indipendentemente dal rischio cambio, ben diversa è la volatilità, il premio
per il rischio, il dividend yield e il rendimento atteso. Esistono pertanto differenti
modi di esporsi al rischio equity, ovvero al rischio che si possa tornare in possesso
di un capitale inferiore a quello investito abbandonando la sicurezza che ormai da
tempo non paga più.

Tra questi, merita un approfondimento quello proposto dai
certificati di investimento e più in particolare da quelle emissioni che hanno come
sottostante un titolo o indice azionario ma che per costruzione e payoff permettono
di mitigare il più possibile i rischi. Per rispondere alla domanda di rendimento associata a un rischio azionario ammorbidito, vediamo dunque quali opportunità offre il segmento dei certificati in quotazione per far fronte anche all’eventuale collasso del sistema europeo a seguito della paventata uscita della Grecia dalla UE.

Se vuoi continuare a leggere l’articolo vai sul CJ n.420

 

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