Il mini-euro è la carta in più delle Borse UE, Germania la maggiore beneficiaria

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Orso toro

Non conosce soste l’avanzata prepotente del biglietto verde sui mercati valutari.

Il dollaro Usa viaggia ai massimi a quasi 12 anni contro l’euro, a 8 anni contro lo yen, a sei anni contro il dollaro australiano e si è addirittura riportato a ridosso di quota 1,02 contro il franco svizzero, ossia il livello del cambio prima dell’abbandono del fl oor eur/chf da parte della SNB. Le non farm payrolls di febbraio hanno decisamente sparigliato le carte sui mercati fomentando le attese di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già nella prima metà dell’anno.

E’ forte in tal senso l’attesa per la riunione del Fomc in programma il 18 marzo e che potrebbe dare un’accelerata alle aspettative di stretta monetaria rimuovendo l’aggettivo “paziente” in riferimento alla tempistica del primo rialzo dei tassi. Tumulto sul mercato dei cambi che si è tradotto nel ritorno di una relativa debolezza di Wall Street rispetto alle Borse europee. Il Dax continua ad aggiornare i propri massimi storici e anche il Ftse Mib ha dato il colpo di reni finale per violare i massimi dello scorso anno e portarsi al top dal 2011.

Si stanno confermando le previsioni di chi vedeva il 2015 come l’anno dell’azionario europeo come testimoniato dall’aumento dei flussi in entrata sugli asset del vecchio continente ai massimi decennali…

Se vuoi continuare a leggere l’articolo vai sul CJ n.409

 

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