GOOGLE IN CINA SI CHIAMA BAIDU

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Da BNP Paribas un Athena Fast Plus per la prima società cinese a essere quotata al Nasdaq.

 

La crescita e lo sviluppo economico della Cina hanno favorito anche la diffusione dei social network e dei motori di ricerca. Tuttavia l’accesso al web concede delle libertà che cozzano con le rigide regole imposte dal governo, che infatti applica delle pesanti azioni di censura. Tuttavia ciò non toglie che anche la new economy prenda piede. Non è infatti un caso che la prima azienda cinese a essere quotata sul Nasdaq sotto forma di Adr (American depositary receipts) sia Baidu, ossia un motore di ricerca che, per il momento solo sui mercati asiatici, è in concorrenza con le più blasonate Google e Yahoo!.

Guardando alla storia di questa Adr, la crescita degli ultimi anni è stata esponenziale con le quotazioni che sono passate dai 21 dollari di cinque anni fa, agli attuali 152,96 dollari con una performance del 728%. Tuttavia i margini potrebbero essere ancora alti, se si pensa che per il momento il motore di ricerca è diffuso solo in Cina e da poco in Giappone e che nei piani futuri della società è previsto, alla luce della partnership con Orange per lo sviluppo della rete web mobile in Africa e Medio Oriente, l’espansione in tutta l’Asia.

Per investire su questa Adr, BNP Paribas ha strutturato un Athena Fast Plus Quanto che è proposto in collocamento fino al 31 ottobre e successivamente verrà quotato sul Cert-X. Entrando nel merito dello strumento, la durata complessiva è fissata in tre anni. Dotato di una struttura Express, al termine del primo anno è prevista una prima finestra di uscita anticipata. In particolare al 31 ottobre 2014 verrà rilevato il prezzo dell’Adr è se questo sarà almeno pari a quello iniziale il certificato si auto estinguerà riconoscendo i 100 euro nominali maggiorati di un premio del 5%. Solo in questa prima data verrà erogata una cedola di pari importo nel caso in cui la condizione non venga soddisfatta. Al secondo appuntamento, previsto per il 2 novembre 2015, mentre il premio salirà al 10% la clausola attivante sarà meno impegnativa. Infatti, per ottenere i 100 euro di rimborso sarà sufficiente che l’Adr non abbia perso più del 10%. Se anche in questa occasione verrà mancata l’estinzione anticipata, alla data di scadenza del 31 ottobre 2016 saranno possibili due scenari: se Baidu non avrà perso più del 50% del proprio valore oltre al nominale verrà riconosciuto un premio del 15%; diversamente si subiranno interamente le perdite registrate dall’Adr al pari di un investimento diretto. Da sottolineare che il certificato è dotato dell’opzione Quanto e quindi si guarderà solo alla performance assoluta dell’Adr senza che questa venga influenzata dal tasso di cambio vista la quotazioni in dollari.

Un certificato dal profilo prudente per investire su un titolo difficilmente accessibile. Se da una parte non si potrà beneficiare appieno dei futuri apprezzamenti dell’Adr che vadano a superare il rendimento complessivo che questo strumento può riconoscere, ossia il 20% dato dalla somma dei premi e della cedola incondizionata, va detto che questo si potrà ottenere anche in caso di una sostanziosa perdita, fino al 50%, della Google con gli occhi a mandorla.

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