SVIZZERA REGINA D’EUROPA

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Idea di diversificazione con la UBS IN FRANCHI SVIZZERI, guardando anche allo SMI

Nonostante il clima di ritrovato ottimismo innescato dalle mosse delle Banche Centrali, l’euro comincia ad accusare i primi segnali di debolezza nell’ambito di quella che da più parti viene definita “guerra valutaria”. Il tema della diversificazione assume pertanto ancora una volta un ruolo importante nel processo di asset allocation del portafoglio obbligazionario, dal momento che il quadro dei rendimenti sia lato sovereign che corporate, ad oggi non consente un adeguato rapporto rischio-rendimento atteso. Come il recente passato ha infatti insegnato, è sufficiente un grido d’allarme da parte di uno dei Paesi periferici o una serie, nemmeno troppo lunga, di dati negativi in Eurolandia, per mettere immediatamente a rischio e pertanto in sofferenza, qualunque tipologia di portafoglio. Resta così come unica arma di difesa un’accurata diversificazione valutaria, che, stando anche ai correnti livelli medi dei redimenti, permette di puntare a ritorni mediamente più alti rispetto a quelli di mercato, sebbene con un’esposizione al rischio più alta.

Tanto più è il rischio che si accetta di sopportare, tanto più alto è il rendimento potenziale offerto. Si pensi ad esempio alle divise high yield, in grado di proporre elevati rendimenti facciali da porre in relazione al rischio valutario. Diverso è il discorso quando si fa riferimento alle divise “core”, caratterizzate da una volatilità nettamente più contenuta.

In linea di principio, per l’investitore che intende attuare una strategia di diversificazione valutaria nel proprio portafoglio, le valute caratterizzate dai solidi fondamentali economici continuano a rappresentare un’interessante opportunità. In tale ambito la Svizzera si è confermata anche nell’ultimo trimestre, l’eccezione europea in termini di crescita.

Infatti, secondo le recenti valutazioni della SBN (Swiss National Bank), l’economia svizzera potrà crescere nel 2013 tra l’1% e l’1,5%, in scia alla graduale ripresa dell’intera economia globale. I dati ufficiali sul Pil dei primi tre mesi del 2013 verranno diffusi il 30 maggio. II presidente dell’Istituto centrale elvetico, Thomas Jordan, ha comunque spiegato che “le incertezze rimangono elevate in considerazione di un contesto internazionale ancora fragile, che comporta significativi rischi al ribasso per l’economia svizzera”. Anche il mercato azionario mostra inequivocabili segni postivi. Trainato dal settore farmaceutico l’indice azionario di riferimento del mercato svizzero (SMI Index), segna infatti una performance da inizio anno del 18,75%, contro il +4% messo a segno dall’Eurostoxx 50, il +7% dal Dax tedesco ed infine il +3,2% dal FTSE Mib italico.

Valutato tale scenario, individuiamo nella UBS IN FRANCHI SVIZZERI (Isin DE000UU2F0A3), un bond capace di conciliare l’affidabilità valutaria elvetica, con un bonus di rendimento aggiuntivo legato alla componente azionaria.

Tra le caratteristiche più interessanti di tale emissione, oltre all’opportunità fornita agli investitori di diversificare gli asset in valuta con rischi ridotti sia sul fronte dei tassi che in termini di solidità dell’emittente, va evidenziata la possibilità di incrementare il rendimento potenziale annuo a scadenza grazie ad una cedola bonus erogata a scadenza, legata all’andamento dell’indice SMI, rilevato all’emissione a quota 6538,93 punti, a fronte dei correnti 8313 punti.

Scendendo nel dettaglio della proposta, che si colloca nel filone di emissione che prevede altre 3 obbligazioni agganciate rispettivamente al dollaro americano, al dollaro canadese ed infine alla corona norvegese, l’esiguo facciale, pari allo 0,25% lordo annuo, non consente di coprire agevolmente eventuali deprezzamenti del tasso di cambio. Infatti si ricorda come in un qualunque investimento in valuta scoperta, movimenti avversi del tasso di cambio sottostante, nel caso specifico dell’Eur/CHF, comportino una diminuzione dello yield to maurity del bond, essendo parametrati in franchi svizzeri sia le cedole annuali che il capitale a scadenza. Le basse cedole annue promesse, si comprende, non riescono di fatto a garantire un valido cuscinetto di salvataggio qualora l’Eur/CHF dovesse ulteriormente salire.

BC324

Come di consueto, al fine di valutare l’impatto dei movimenti del tasso di cambio sul rendimento potenziale a scadenza dell’obbligazione, abbiamo simulato tre differenti scenari che tenessero conto di tre differenti attese rispetto all’andamento futuro dell’Eur/CHF. Da sottolineare però come il floor a quota 1,2 contro l’euro, fissato nel 2011 per contrastare il forte apprezzamento della divisa elvetica durante i consistenti movimenti di fly-to-quality in uscita dall’euro, rappresenti un cap implicito al potenziale miglioramento dei rendimenti per l’investitore che operi in valuta scoperta.

In virtù dei correnti 101,19 chf esposti in lettera all’Extra-MOT di Borsa Italiana, nel peggiore dei casi, ovvero di un deprezzamento del franco svizzero contro l’euro nell’ordine del 10%, il rendimento a scadenza eroderebbe addirittura il capitale, registrando una perdita netta annua del 4,33%, ovvero del 4,22% qualora a scadenza lo SMI dovesse trovarsi al di sopra del trigger level posizionato a 6538,93 punti, azionando così l’erogazione di un’ulteriore cedola dello 0,25% a scadenza.

Nello scenario intermedio invece, calcolato escludendo la componente rischio tasso di cambio, il rendimento annuo sarebbe ancora negativo  dello 0,31%. La cedola bonus riporterebbe sostanzialmente a zero le perdite in tale frangente.

Infine, nello scenario maggiormente favorevole, in caso di apprezzamento del franco svizzero nell’ordine del 10% contro l’euro, il ritorno annuo salirebbe al 4,75%, ovvero al 4,88% tenuto conto della cedola bonus.

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