SOGLIA MONTI: MISSIONE COMPIUTA

Il nuovo anno si apre con lo spread BTP/Bund che raggiunge esattamente la metà di quei 575 bp che avevano costretto il governo Berlusconi a rassegnare le dimissioni

Evitato il Fiscal Cliff a due ore dal termine ultimo della mezzanotte del 31 dicembre, i mercati finanziari hanno gettato alle spalle la principale minaccia ad una recessione dell’economia statunitense per il 2013, spianando il cammino ad un recupero del terreno perduto nel corso dell’ultimo biennio.

Ciò che si è riscontrato in modo chiaro per la prima volta da almeno un anno a questa parte, è stato il movimento correlato dei vari comparti di mercato che ha dato un chiaro segnale del cosiddetto “risk on”, ovvero del ritorno dell’appeal verso asset rischiosi, e quindi più remunerativi, come quello azionario. Sul fronte obbligazionario, si è stemperata invece la speculazione che teneva inchiodati gli spread contro il Bund decennale tedesco dei titoli periferici, BTP italiano compreso.  In particolare, i prezzi dello strumento safe-heaven per eccellenza hanno invertito la rotta con un conseguente aumento dei rendimenti che, unitamente al movimento contrario del decennale italico, ha contribuito a raggiungere il target della “soglia Monti” per il tanto agognato spread BTP/Bund, in area 280 punti base. Livello, quest’ultimo, che rappresenta di fatto la metà del record toccato dal differenziale di rendimento nel novembre 2011, quei 575 bp che avevano accelerato le dimissioni del governo Berlusconi.

Operativamente, era già da tempo che l’area 300 bp veniva vista come spartiacque per innescare un recupero che, statisticamente, era destinato a proiettare nel medio termine i corsi dello spread verso la sua media annuale, ovvero in area 280-290 bp, una volta allentati definitivamente i timori di un nuovo warning sui debiti europei ormai “protetti” dallo scudo del Fondo salva Stati.

L’attenzione degli investitori è stata così catturata dai Mini Future su tassi di interesse targati RBS Plc con particolare riferimento a  Bund e  BTP future. Pertanto, dopo aver più volte parlato della loro molteplice efficacia, sia in ambito di hedge di portafoglio obbligazionario, sia di mera speculazione unidirezionale nonché in ottica di spread trading, mettiamo a confronto i livelli raggiunti da tali leverage con i corsi rilevati al 5 luglio scorso quando il differenziale di rendimento si attestava al 4,7% contro i 2,8% attuali.

Se per il valore del Bund future si osserva una sostanziale stabilità , significativo è stato l’apprezzamento del BTP italico capace di registrare una perfomance del 12,74%. Guardando per contro ai rendimenti dei leverage, considerando il costo di tenuta della posizione, evidenti sono stati i guadagni registrati dai Mini Long sul BTP caratterizzati da una leva maggiore, capaci di registrare performance addirittura a tripla cifra. Prendendo ora a riferimento i prezzi di prodotti tra loro sostanzialmente comparabili dal punto di vista della leva, come il Mini Short Bund caratterizzato da Isin GB00B6HY5N46 e il Mini Long BTP identificabile da codice Isin GB00B7Q41018, si evince che il guadagno della strategia è stato significativo. In particolare, ipotizzando che l’investitore abbia voluto replicare un’intera posizione sul contratto future di riferimento (1000 certificati) da nozionale 100.000 euro, il guadagno conseguibile si sarebbe attestato a 13.330 euro a fronte di un calo dello spread di riferimento di 190 punti base.

Da segnalare infine i Mini Future sul BTP Short-Term 3y, tra gli ultimi arrivati nel paniere di  leverage sui tassi d’interesse. Rilevati i prezzi dal loro esordio al Sedex, avvenuto il 7 novembre scorso, a fronte di un recupero del future di riferimento dell’1,85%, sono state messe in evidenza nella tabella presente in pagina le variazioni dei prezzi dei due strumenti a leva minore per ciascuna delle due facoltà disponibili.