TUTTI I NUMERI DEL 2011

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Italia maglia nera tra i principali listini europei, trascinata a fondo dal settore bancario. Analisi e performance del 2011 con un focus sul segmento dei certificati.

 Il 2011 si è chiuso da tre settimane ed è giunto per noi il momento di stilare un bilancio di quanto accaduto nel corso dell’anno, vissuto sui mercati finanziari a due distinte velocità. Positiva o comunque stabile la prima parte dell’anno, profondamente negativa la seconda, per effetto del peggioramento della crisi del debito sovrano dei Paesi dell’area Euro. Tuttavia, non per tutte le aree geografiche il 2011 si è rivelato un anno convulso e negativo. Negli Stati Uniti, ad esempio, nonostante si sia registrata per la prima volta nella storia la perdita della tripla A, l’indice Dow Jones ha concluso l’anno con un progresso del 5,53% mentre il più vasto e rappresentativo S&P500 ha riportato un valore di chiusura al 31 dicembre praticamente identico a quello di dodici mesi prima. Scorrendo la classifica dei 91 indici primari a livello globale, diffusa e stilata da Bloomberg, si evidenzia però che solamente 11 non hanno perso terreno. L’indice più performante in assoluto è stato il Venezuela Stock Market, con un rialzo del 79,13%, seguito dal Mongolia Stock Exchange Top20, inprogresso del 46,94%, e dal Lusaka Stock Exchange, positivo del 26,21%. Nettamente più nutrita la pattuglia di indici che hanno riportato il segno meno al termine dei dodici mesi del 2011. Agli ultimi tre posti, con cali compresi tra il 71,95% e il 49,28%, si sono piazzate rispettivamente le borse di Cipro, Atene e Il Cairo. Molto male è andata anche all’indice austriaco, in ribasso del 34,87%, a quello argentino, in calo del 30,11% e a quello portoghese, in flessione del 27,60%. Purtroppo per noi, il FTSE Mib figura tra i peggiori a livello globale con una perdita di valore pari a un quarto della capitalizzazione di fine 2010 mentre sono nella parte medio bassa della classifica, nel range di performance compreso tra il 17 e il 14% di perdita, gli altri principali indici europei. Hanno infine limitato i danni, rimanendo nel Vecchio Continente, il FTSE 100 londinese ( -5,55%) e lo SMI di Zurigo (-7,77%).

 Passando a dare uno sguardo al comportamento dei quaranta titoli inclusi nel listino delle blue chip quotate a Piazza Affari, solamente cinque sono quelli che sono riusciti a non segnare una flessione. Ai primi tre posti della classifica di performance del 2011, senza tener conto dello stacco dei dividendi, Lottomatica ha realizzato il miglior progresso (+25,18%), seguita da Impregilo (+12,87%) e da Pirelli (+7,52%). Bene, in relazione a quanto fatto dall’indice, anche Enel Green Power, cha ha chiuso l’anno con un rialzo del 2,09%. Dall’altra parte della lavagna, a partire dal 2% perso da Eni al 66,40% di Finmeccanica il quadro è dipinto di rosso. Male, anzi malissimo, il comparto bancario: tra i più pesanti, Banca Monte Paschi di Siena in ribasso del 65%,la Popolaredi Milano del 64% e il Banco Popolare e Unicredit del 59%. Ferma al 32% di perdita è invece l’altra big del settore, Intesa Sanpaolo. Hanno fatto infine meglio dell’indice, pur segnando un calo pronunciato, Enel (-15,94%), Telecom Italia (-14,06%) e Assicurazioni Generali (-18,16%).

 Estendendo l’osservazione ai 50 titoli dell’indice delle blue chip dell’area Euro, ovvero ai componenti dell’Eurostoxx 50, è purtroppo la nostra Unicredit a guardare tutti dal basso (-58,35%), preceduta con un 57% di flessione da Société Générale e da Nokia, in passivo del 51,27%. Tra i sette titoli ad aver registrato un saldo positivo, la palma va a Sanofi, che è riuscita ad archiviare il 2011 con un rialzo del 18,60%, seguita da Unilever (+14,03%), Repsol (+13,84%) e via via a scendere fino al 3,30% di Danone.

L’HEATING OIL FA DA SPECCHIO AL COTONE

 Per le commodity, il 2011 non è stato un anno certamente positivo. Fatta eccezione per il combustibile da riscaldamento e dai petroliferi in generale, tutti in rialzo di oltre il 12%, per l’oro (+11,44%) e per il grano (+4,95%), la maggioranza delle materie prime ha pagato dazio alla crisi finanziaria segnando performance negative comprese tra il -4% del caffè e il -36% del cotone. Male, come spesso accade, il gas naturale che continua a perdere terreno (-31%), il cacao (-29,70%), lo zucchero (-23,30%) e tutto il comparto dei metalli industriali (nickel -23%, rame -21%, alluminio -17%). Il quadro non cambia di molto se si utilizza l’euro come valuta di valorizzazione delle variazioni, ovvero se si considera l’effettivo risultato realizzato da chi ha investito nel corso dell’anno sulle commodity facendo ricorso ai tanti certificati di investimento naturalmente quotati in euro e per questo soggetti al rischio cambio.

 Facendo proprio riferimento al mercato valutario, il 2011 dell’euro si è concluso con un generale deprezzamento nei confronti di tutte le principali coppie di valute. Con un apprezzamento dell’8,76%, è stato lo yen giapponese a registrare la variazione più rilevante nei confronti della moneta unica, seguito dal dollaro australiano e da quello neozelandese, entrambi a +3,27%. Di poco superiore al 3% è stata la performance positiva del dollaro americano nei confronti dell’euro. Se si esce dal G10, risulta che la valuta dell’Unione è stata in grado di apprezzarsi, più per demeriti altrui, solamente contro tre divise: il real brasiliano (-8,12%), il peso messicano (-8,56%) e il rand sudafricano (-15,87%).

IL 2011 DEI CERTIFICATI

 Dopo aver visto come si sono comportati i principali mercati finanziari nel 2011, passiamo ad analizzare l’andamento del mercato italiano dei certificati. Nel corso dei dodici mesi l’attività di emissione si è rivelata intensa, tanto sul fronte investment quanto su quello leverage, con rispettivamente 872 e 890 nuovi Isin. La tipologia di certificato maggiormente proposta è stata quella a capitale condizionatamente protetto, idealmente rappresentata dai certificati Bonus. Proprio i Bonus Cap hanno attirato il maggior numero di emissioni, ben 280, seguiti dagli Easy Express, parimenti strutturati pur con la prerogativa di avere la barriera esclusivamente osservata a scadenza, con 104 emissioni. Distanziate le altre tipologie, che con gli Express Autocallable hanno raccolto 36 nuove proposte e con gli Equity Protection 35.

 Complessivamente, il numero di certificati caratterizzati dalla protezione condizionata del capitale, ovvero da una barriera, ha raggiunto nel 2011 le 735 unità sul totale di 872 nuove emissioni (in pratica l’85% dei certificati che hanno visto la luce nel 2011 presentano una barriera alla cui tenuta è associata la protezione del capitale). I certificati a capitale protetto, ovvero i classici Equity Protection, sono stati 93 mentre 44 sono risultate le emissioni di certificati a capitale non protetto.

 Per quanto riguarda il mercato secondario, 870 sono stati i certificati ammessi alle contrattazioni sui due mercati di riferimento. Il Sedex di Borsa Italiana ha come sempre raccolto la maggioranza degli strumenti, ammettendo alle negoziazioni 704 certificati. Il Cert-X di EuroTLX ha però confermato il trend di crescita già avviato nel 2010, proponendo la negoziazione di 137 certificati. Infine, 29 sono stati i prodotti che hanno riportato il double listing, ossia il doppio mercato di quotazione. Relativamente all’offerta del Cert-X, si segnala che nel 2011 sono stati 18 i nuovi Bonus Cap proposti, 11 gli Express Coupon e 10 gli Equity Protection. Più in generale si deve dire che nel corso dell’ultimo anno è aumentato il numero di emittenti che hanno scelto di fare riferimento al segmento di mercato di EuroTLX per la quotazione dei propri certificati.

 Un’ultima analisi riguarda i sottostanti scelti dai 18 emittenti attivi ( dove per attivi si intendono quegli emittenti che hanno emesso almeno un certificato nel corso dell’anno). Come sempre, è stato l’Eurostoxx 50 l’indice maggiormente utilizzato ( 131 emissioni), seguito dal FTSE Mib (74 emissioni) e, a sorpresa, dal titolo Intesa Sanpaolo ( 58 emissioni). Appaiati al quarto posto, con 41 emissioni, i certificati che presentano come sottostante il titolo Unicredit o un basket di indici. Tra le novità del 2011, si devono segnalare molti titoli azionari internazionali scelti per la strutturazione di Bonus Cap, con diverse prime volte rappresentate da alcuni titoli statunitensi.

 IL SECONDO SEMESTRE HA DATO UNA SPINTA AGLI EVENTI BARRIERA

 Quasi del tutto assenti nella prima metà dell’anno, gli eventi barriera sono tornati a far capolino tristemente nel bilancio di fine anno. Nel complesso va detto che rispetto a quanto ci si potesse attendere, visto il tracollo di alcuni titoli e molti indici, il numero di certificati che hanno subito la rottura della barriera non è stato poi così elevato. Merito, senza dubbio, della scelta degli emittenti di posizionare le barriere a livelli inferiori ai minimi del 2009 e a quella di prevedere la presenza di barriere osservabili solamente alla scadenza. Venendo ai numeri, sono stati in totale 148 i certificati che hanno subito il knock out, di cui 120 di tipo Bonus Cap, 16 di tipo Bonus senza Cap e 5 Cash Collect .

 LA SORPRESA DEI RIMBORSI ANTICIPATI

 Una buona notizia è arrivata dai certificati dotati di opzione di rimborso anticipato. Nel 2011, infatti, sono stati ben 55 i certificati che hanno terminato anzitempo il proprio ciclo di vita e che hanno pertanto riconosciuto un rendimento certo ai propri possessori. Va sottolineato che la maggior parte di questi, riuscendo a staccare il biglietto per il rimborso anticipato prima dell’estate, oltre ad aver permesso agli investitori di incassare un rendimento hanno consentito a questi di uscire dal mercato poco prima che iniziasse il periodo più travagliato.

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