A CORTO DI FTSE MIB

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La caduta verticale della Borsa di Milano ha creato delle vere e proprie falle nei portafogli, ancora in quaratena dalla crisi di marzo 2009. Unicredit offre uno strumento per arginarle

Lo avevamo inserito in wachtlist  già a maggio scorso, sulla scia delle proposte “Sell in May and Go Away”, segnalandolo sul Certificate Journal numero 227 come interessante strumento di copertura in previsione di quella che si attendeva come una stagione molto calda per l’indice italiano. Sebbene ci attendessimo un’estate delicata, tuttavia, mai avremmo pensato che in poche settimane l’Open End di Unicredit con sottostante l’indice Ftse Mib Short Strategy, un classico Benchmark senza scadenza, sarebbe diventato uno dei best performer dell’intero listino segnando un rialzo del 32,86% dal valore di emissione. Buona parte del risultato è stato, evidentemente, conseguito nelle ultime settimane, nelle quali l’indice di Piazza Affari è stato affondato prima dalla speculazione sui titoli di stato italiani e successivamente dal taglio del rating statunitense. Ottima prova, dunque, per questo certificato quotato da Unicredit dallo scorso 16 maggio, allorché il FTSE Mib quotava al di sopra dei 21000 punti. Osservando da vicino il sottostante è possibile osservare la sua peculiare costruzione. Questa riflette i rendimenti daily ottenuti con lo short selling dell’indice FTSE Mib TR (ovvero a reinvestimento dei dividendi) a ribilanciamento giornaliero. Dal momento che l’index provider s’impegna a farne una valorizzazione continua, il Ftse Mib Short Strategy presenta un corso speculare a quello dell’indice rappresentativo della Borsa di Milano, messo letteralmente in ginocchio nell’ultimo trimestre dalle vidende legato alla solidità del debito italiano.

Passando ora all’analisi della struttura del Benchmark di Unicredit, si osserva in prima battuta la linearità dell’opzione implicita, che cede al sottostante la funzione della replica inversa del FTSE Mib.  Una simile strategia gioca a tutto vantaggio dell’investitore che può così ottenere un prodotto strutturato a replica short mantenendo tutte le caratteristiche di un’esposizione diretta. La leva di un certificato Benchmark long infatti, a differenza delle emissioni “corte” sul sottostante, è costante ed in equilibrio sulla parità facendo si che il certificato replichi secondo un multiplo, in questo caso pari a 0,0001, l’indice di riferimento, eliminando le alterazioni della reattività a variazioni del valore e della volatilità del sottostante, tipiche invece dei Benchmark short. La formula Open End poi, ovvero l’assenza di una scadenza fissata all’emissione per l’estinzione naturale del certificato, armonizza ulteriormente la sua quotazione a quella dal sottostante, rispetto ai certificati con opzione accessorie o ai Benchmark Short, dal momento che la time decay, ovvero l’effetto della variazione della durata residua, rappresenta per definizione una determinante del pricing delle opzioni che compongono il certificato. Ne consegue quindi che, a differenza  di un ipotetico investimento diretto sull’indice, ovvero nel FTSE Mib Short Strategy, l’unica alterazione dipende dallo spread denaro lettera esposto sul book di negoziazione di riferimento, il Sedex.


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