UBS STEP UP IN LIRE TURCHE

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Euro in crisi? L’importanza della diversificazione valutaria

Mentre la BCE si stringe attorno ai suoi Paesi membri maggiormente esposti alla speculazione e l’America fa fronte al primo downgrade della sua storia, sul versante valutario euro e dollaro non sembrano in grado di prevalere l’uno sull’altro e così tra vari saliscendi, il tasso di cambio tra le due divise è sempre ancorato poco al di sopra di 1,40. Guardando all’interno del Vecchio Continente si incontrano i più evidenti interrogativi, con la BCE che con i mezzi messi a disposizione degli Stati membri e dal FMI, sta cercando con mille difficoltà di arginare un default ormai certo, vedi la Grecia, due in preoccupante dirittura d’arrivo, ossia Irlanda e Portogallo, e di frenare la speculazione che nelle ultime settimane ha travolto Spagna e Italia.

Il contesto di assoluta incertezza anche sul fronte tassi, dove non si escludono, peraltro, mosse non convenzionali di politica monetaria da parte della BCE, suggerisce una gestione ancor più attenta del portafoglio obbligazionario. E’ proprio in ottica di una riduzione del rischio complessivo che, in tale scenario, può tornare utile una diversificazione valutaria, idonea ad apportare rendimenti sopra la media di mercato sfruttando un eventuale indebolimento dell’euro che appare oggi tutt’altro che improbabile.

Caratterizzate da una volatilità dei corsi piuttosto sostenuta, sono le valute emergenti le principali candidate ad offrire le migliori garanzie di diversificazione, forti se non altro, del ritmo di crescita delle rispettive economie capaci ancora di mettere a segno incrementi a doppia cifra. Tra queste, salita alla ribalta nell’ultimo anno grazie all’accelerazione del proprio prodotto interno lordo, c’è l’economia della Turchia. Nonostante i numeri entusiasmanti sul fronte economico e il momento critico che sta attraversando l’UE, la lira turca continua tuttavia a soffrire la forza relativa dell’euro, complice la politica monetaria del governo di Ankara che tagliando il tasso interbancario dal 17,5% del 2006 all’attuale 1,5%, ha pesantemente ridotto il differenziale con i tassi della zona Euro. Il mercato, tuttavia, si attende a questo punto che il governo turco per contrastare l’inflazione ricominci a mettere mano ai tassi, ritoccandoli al rialzo, e questo dovrebbe creare le condizioni necessarie per arginare la discesa della lira turca rispetto alle altre valute.

Guardando al cambio contro la divisa unica, l’Eur/Try ha aggiornato nuovamente i massimi di periodo oltre area 2,6, segnando una performance da inizio anno di oltre il 23%, dopo che nel quinquennio 2003-2008 lo stesso aveva oscillato nel range compreso tra 1,6 e 2,1.

Tra le novità più interessanti giunte di recente al MOT di Borsa Italiana, si segnala la nuova proposta a cedole crescenti, denominata in lire turche, firmata UBS. L’emittente svizzera ha saputo conciliare in una sola obbligazione, la UBS Classica Step Up 2014 ( Isin DE000UB8DSQ7), tutte le potenzialità di un tasso fisso a cedole crescenti con le caratteristiche di un’emissione di breve – medio termine. Sebbene l’esposizione valutaria renda il bond più rischioso di una classica proposta a tasso fisso denominata in euro, è pur vero di contro che l’elevato flusso cedolare crescente nel tempo dovrebbe consentire di controbilanciare tale rischio.

Entrando nello specifico, l’obbligazione distribuirà annualmente agli investitori una cedola crescente pari al 7,5% per il primo anno, l’8,5% il secondo e infine al 9,5% alla naturale scadenza prevista per il 25 luglio 2014.

E’ bene ricordare, tuttavia, come proprio l’esposizione valutaria renda l’obbligazione particolarmente sensibile al rischio di oscillazione del cambio sottostante (Eur/Try) e per tale motivo il suo profilo di rischio implicito è da ritenersi discretamente alto. Pertanto, al fine di fornire una esemplificazione della relazione cambio-rendimento, si è provveduto ad effettuare una simulazione volta ad evidenziare la variazione dello yield to maturity in corrispondenza di diverse evoluzioni della lira turca contro l’euro, ipotizzando un acquisto agli attuali 101,5  euro e tenuto conto del cambio corrente di 2,5166.

I risultati ottenuti evidenziano come progressivi scostamenti del tasso di cambio sottostante, impattino in maniera marcata sul rendimento teorico a scadenza. Nello specifico, ipotizzando un ulteriore allungo del cambio Eur/Try nell’ordine del 10% fino alla scadenza, il rendimento teorico scenderebbe al 4,77% lordo, ovvero il 4,17% al netto della ritenuta fiscale. Diversamente, qualora si registri un apprezzamento della divisa di Ankara contro la moneta unica di pari entità, il rendimento a scadenza salirebbe all’11,93%, il 10,44% netto.

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